A spiegare le dinamiche delle coppie sono i diretti interessati, intervistati da un gruppo di sociologi coordinati da Simonetta Piccone Stella, docente di Sociologia dei processi culturali alla Sapienza di Roma, curatrice della ricerca “Tra un lavoro e l’altro. Vita di coppia nell’Italia postfordista”, edito da Carocci.
Con occhio attento, l’autrice ha guardato alla vita di coppia di fronte all’instabilità dell’occupazione, indagando come uomini e donne reagiscono e rinnovano, giorno per giorno, la loro intesa tra lavori a termine e redditi spesso modesti. Questa ricerca ha esplorato le loro vite in cinque diverse Regioni mantenendo l’attenzione sulla mappa complicata delle strategie di coppia e dei modi con cui, tra i due generi, si ripartiscono gli inconvenienti e i pesi dell’instabilità. La ricerca ha coinvolto 312 persone con contratti “ flessibili ”, di collaborazione, a progetto, a termine, partite Iva, in totale 156 coppie sparse tra Milano, Torino, Roma, Napoli e Catania.
L’età degli intervistati è compresa tra i 30 e i 45 anni con un reddito che oscilla tra i 1500 e gli oltre 3.000 €. I risultati della ricerca mostrano che c’è incongruenza tra titolo di studio, collocazione professionale e reddito, tra tipo di formazione e ruolo ricoperto. Le reti parentali costituiscono un vero e proprio capitale economico che dà la sicurezza di poter mettere su casa, di poterla pagare, di affrontare gli imprevisti della quotidianità a chi vive di contratti a termine e di lavori atipici. La precarietà peggiore, naturalmente, è quella delle unioni dove entrambi i componenti sono privi di lavoro a tempo indeterminato: queste nuove coppie che si muovono in un mercato del lavoro esigente e “flessibile” fra molte ristrettezze di denaro e di tempo, sono alla continua ricerca di soluzioni ed espedienti per gettare le basi di un progetto familiare per molti aspetti diverso da quello delle generazioni precedenti.





































