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Generazione Tuareg

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Autore: Francesco Delzìo
Editore: Rubbettino
Anno pubblicazione: 2007
ISBN: 978-88-498-1912-0
Prezzo: 8,00 €

Per attraversare il deserto è meglio restare in gruppo e non abbandonarsi all’individualismo: il credo dei Tuareg anima uno dei libri più dibattuti del momento, che si inserisce nel filone di successo di chi reclama più riconoscimento al merito. Francesco Delzio, 33enne Direttore dei Giovani di Confindustria, lancia un messaggio di ottimismo ai ventenni e trentenni sfiduciati: smettiamola di pensare negativo e prendiamo consapevolezza del nostro essere una forza generazionale.

Quanto dovremo attendere per il primo sciopero dei ventenni e dei trentenni a sostegno di una riforma delle pensioni?”, si chiede. “Chi riuscirà a spiegare loro qual è il loro vero interesse?”.
Generazione Tuareg, edito da Rubbettino, non è un pamplhet economico-politico, ma un insieme di riflessioni che si leggono agevolmente pur senza possedere le basi tecniche dell’economista.

I giovani sono visti da Delzio come nomadi del deserto, privi delle bussole che avevano guidato padri e nonni. “Non ci sono più valori” è il luogo comune in voga da almeno un decennio: una percezione che l’autore non rinnega del tutto, ma che usa come chiavistello per uscire dalla “sindrome dell’alieno”. Basta con le lamentele sterili e il lassismo del “tanto non cambia nulla” e del “è sempre colpa di altri”, dove gli altri stanno per i politici, gli uomini delle università e i rappresentanti dei media. Delzio invita i giovani a prendere in mano il proprio destino e attivarsi per creare con le proprie mani le condizioni di un futuro migliore.

Un libro che sembra guardare soprattutto ai 25-30enni disorientati nel post-laurea: Cosa fare? Come scegliere il proprio percorso formativo-lavorativo? Quanto investire per puntare a una carriera brillante? L’autore non risponde direttamente a queste domande (e come potrebbe del resto farlo senza scadere nei luoghi comuni?) ma offre la propria visione di un futuro possibile. Iniziando con una rilettura di alcune convinzioni comuni: alla mistica della precarietà, Delzio contrappone una visione benevola delle riforme del lavoro, pur senza trascurarne le criticità della loro attuazione.

Il problema del nostro mercato del lavoro, sostiene ad esempio il giovane dirigente di Confindustria, non è l’eccesso di flessibilità. Piuttosto è l’eccesso di rigidità della struttura sociale che porta a vivere questa condizione come uno svantaggio.
Riaccendere la speranza in chi legge sembra, alla fine, essere il vero obiettivo dell’autore. Una missione più che un auspicio, unica strada percorribile per dare vigore al sogno di un paese di nuovo protagonista del “fare”.

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