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Lavoro sicuro o realizzazione? Giovani più concreti dei genitori

06 ago 2012 1 commento
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Altro che bamboccioni, i giovani italiani sono più realisti dei loro genitori. Hanno poca fiducia nel mercato del lavoro ma non si arrendono alla crisi e considerano la perseveranza il fattore più importante per trovare impiego. Lo rivela una ricerca realizzata da Gi Group, prima multinazionale italiana del lavoro, nell’ambito del programma YOUng FIRST e in collaborazione con OD&M Consulting. Sulla base di interviste a campioni di 1000 ragazzi tra i 15-29 anni, 1000 adulti tra i 40-64 anni (con almeno un figlio tra i 15-29 anni) e 30 aziende, l’indagine è volta a capire le aspettative dei giovani in materia di lavoro, confrontando il loro punto di vista con quello degli adulti e delle aziende.

Per trovare lavoro e fare carriera, genitori e imprese credono nel merito (il titolo di studio, il sapersi presentare bene, usare strumenti di ricerca), i giovani considerano invece altrettanto importanti fortuna e conoscenze. I ragazzi aspirano a un ambiente lavorativo caratterizzato da buone relazioni con capi e colleghi, alla sicurezza del posto di lavoro e al miglioramento dello stipendio. Meno importanti gli aspetti legati alla crescita professionale e alla carriera, considerati, invece, di più da genitori e aziende.

Da questa indagine, i giovani risultano realisti e pragmatici. Il lavoro, per il 42% di loro, rappresenta per lo più uno strumento, la possibilità di portare a casa uno stipendio. Sono in minoranza, il 36%, i ragazzi che mettono al primo posto la realizzazione personale e sono donne, laureati, lavoratori autonomi e con contratto flessibile. Ma questa concretezza è un fattore positivo?

“Instabilità generale e crisi persistente sembrano aver minato lo slancio proprio dei giovani, che appaiono meno rampanti rispetto al passato – commenta Stefano Colli-Lanzi, Amministratore Delegato di Gi Group. Puntano a un lavoro in linea con le capacità e le esperienze maturate, più che con gli studi conseguiti e tutti noi dobbiamo lavorare affinché questo disincanto non si trasformi in nichilismo sino a ridurre l’obiettivo del lavoro a portare a casa lo stipendio. È necessario lavorare sulle scuole e sull’orientamento professionale per far crescere l’employability, così come sul funzionamento dei servizi del mercato del lavoro, affinché strumenti come l’apprendistato aiutino i giovani a cogliere le opportunità esistenti, anche nelle PMI, che rappresentano l’ossatura del sistema economico italiano e il contesto dove spesso i giovani di talento possono esprimersi al meglio”.

Quasi due terzi dei giovani riconoscono l’importanza dei servizi forniti dalle scuole, dalle università e dallo stage per l’orientamento e per prendere consapevolezza delle proprie attitudini. Sempre più professionalizzanti risultano i master offerti da importanti istituti quali la SDA Bocconi, l’Accademia di Comunicazione, Il Sole 24 Ore Business School e il MIP Politecnico di Milano. “Non ci si può permettere di perdere questa generazione quando l’intero Paese ha bisogno della loro creatività per uscire dalla crisi. Ci auguriamo che la Riforma del mercato del lavoro venga rivista con le parti sociali appena possibile”, conclude Colli-Lanzi.


1 commento

  1. Ale scrive:

    Per continuare sulla concretezza: se siamo disillusi e concreti, e lavoriamo solo per ottenere un “volgare” stipendio (sembra sempre un crimine parlare di soldi, ma di fatto è per questo che si lavora!), direi che è tutto merito di chi è venuto prima di noi..
    Vorrei dire una cosa anche sull’apprendistato: attualmente, se si decide di interrompere un contratto di apprendistato, magari per cercare un posto di lavoro più soddisfacente (per non lavorare solo per soldi), le leggi italiane ci “aiutano” moltissimo: nel nuovo posto di lavoro il conteggio per l’apprendistato riparte da zero! mio fratello ha rinunciato ad un’interessante proposta di lavoro per non dover ricominciare i 4 anni da capo!

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