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Dottorato di ricerca, un investimento che paga nel lungo termine

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I dottori di ricerca italiani guadagnano come i loro colleghi laureati e, in generale, è per loro difficile rivendere il proprio titolo nel mondo del lavoro. Lo rivela l’indagine di Iniziativa Interuniversitaria Stella effettuata tramite questionario web e focalizzata, in particolare, sui circa 4.000 dottori di ricerca che hanno conseguito il titolo negli anni 2005-2006-2007. Questo almeno per i primi tempi, visto che nel lungo periodo l’investimento nell’apice della formazione produce ricadute positive. Gli atenei del Circuito Stella che hanno aderito all’iniziativa sono Università degli Studi di Bergamo, Università degli studi di Brescia, Università degli Studi di Milano-Bicocca, Università degli Studi di Milano, Università degli Studi di Palermo, Università di Pisa e Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Lavorare nel pubblico Dalla ricerca emerge che lo sbocco professionale tipico per i dottori di ricerca italiani è l’università pubblica, che infatti assorbe più del 40% degli occupati, seguita dagli istituti di ricerca pubblici e privati, con il 13% di dottori. Le aziende private, invece, ne impiegano solo il 12% del totale. In secondo luogo, la ricerca sottolinea la diversa percezione di effettivo impiego delle proprie competenze da parte dei ricercatori. Infatti, se nelle università il 90% dei dottori dichiara di svolgere attività di ricerca e sviluppo compatibili con il proprio percorso formativo, questa percezione scende al 50% per gli impiegati nelle aziende del settore industriale e precipita a meno del 20% per i dipendenti delle aziende di servizi. Tra gli studenti che hanno completato il percorso, almeno nei sette atenei presi a campione, l’87% dichiara di aver trovato occupazione ma nel 66,9% dei casi non congrua al proprio percorso di formazione. Le aziende private non sembrano dunque in grado di offrire al momento opportunità di lavoro tali da valorizzare le competenze dei dottori di ricerca e vengono piuttosto viste come soluzione di ripiego da parte di chi non ha trovato un’opportunità più consona in università o in centri di ricerca. L’occupazione dei dottori di ricerca risulta comunque molto alta e in genere indipendente dall’area disciplinare del corso di dottorato seguito. Inoltre l’indagine sottolinea che il 10-11% di dottori cercano occupazione anche all’estero. Stipendio, accelerazione nel medio periodo Il titolo di dottore di ricerca mostra ancora scarso appeal sul mercato del lavoro e appare in genere poco compreso dal mondo delle aziende. Anche il salario iniziale non oltrepassa la media degli stipendi dei laureati specialistici o magistrali e addirittura dei laureati triennali, attestandosi su uno stipendio medio di circa 1.200 euro per un totale settimanale di 40 ore lavorative. Il possesso di un dottorato di ricerca sembra però consentire un’evoluzione più rapida in termini di percorsi di carriera. Il 25% dei dottori di ricerca intervistati ha infatti ottenuto un incremento di 200 euro rispetto al salario iniziale. In alcuni settori disciplinari, come nell’area umanistica e delle scienze biologiche e della terra, l’incremento è minore, mentre la crescita maggiore si registra per le aree medica, giuridica e politico-sociale, per le quali un 5% di dottori ha avuto incrementi molto consistenti. La situazione di studente di dottorato, inoltre, appare compatibile con una professione: sono infatti numerosi i dottori che hanno svolto attività lavorative durante gli studi e che hanno mantenuto tale attività anche dopo l’ottenimento del titolo.

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