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Un Master all’estero: ecco come sceglierlo

30 apr 2012 Nessun commento
Orientarsi nella scelta di un Master estero

Per chi si sente cittadino del mondo e non vuole precludersi opportunità di carriera nei Paesi che ancora registrano elevati tassi di crescita dell’economia. Il Master all’estero è una possibilità da valutare con grande attenzione in questa fase che stiamo vivendo. Frequentare un corso di alta formazione internazionale significa confrontarsi con docenti provenienti dai migliori atenei del mondo, con manager delle multinazionali e con colleghi di studio di ogni parte del mondo: un fattore di arricchimento culturale, oltre che dal punto di vista professionale.

Ma vuol dire anche seguire lezioni “full immersion” in lingua straniera (immergendosi quindi completamente nell’idioma locale), nonché progetti di stage presso partner internazionali (con tutto quello che significa in termini di arricchimento del proprio profilo formativo). I percorsi sono numerosi e affrontano le aree di studio più disparate: spesso sono a carattere multidisciplinare, allo scopo di fornire un più ampio e versatile bagaglio di conoscenze specialistiche e aprire nuove prospettive sul futuro lavorativo dei partecipanti. Così, ad esempio, gli MBA, che non puntano a formare specialisti, bensì manager appetibili per diversi contesti e posizioni.

Nel modello anglosassone, i Master sono classificati secondo criteri di durata e in base al titolo rilasciato: in particolare, il Master’s Degree è un diploma accademico che corrisponde a uno o due anni (da 60 a 120 crediti) di studio successivi al diploma di laurea triennale (Bachelor). In base alla tipologia di master, e soprattutto delle tematiche trattate, si possono avere Master of Science (Msc) o Master of Arts (Ma).

Diverso dai Master è il Postgraduate Study, percorso mediamente più breve (anche di sei mesi), che rilascia crediti universitari ed è orientato a fornire una specializzazione settoriale specifica. Questo tipo di programmi include stage e/o lavoro con aziende collegate al network universitario, permettendo agli studenti di applicare e verificare da subito l’utilità dei temi approfonditi durante il corso.

A fronte di un’offerta sconfinata, che ha continuato a crescere anche durante la crisi, la vera sfida per chi è interessato a un’esperienza di alta formazione oltreconfine è individuare il corso giusto. Che nella pratica significa quello più adatto alle proprie capacità e attitudini, ma anche più spendibile in ottica occupazionale, considerato l’investimento economico richiesto. Un criterio utile di orientamento è costituito dalle classifiche internazionali, che prendono in considerazione una serie di parametri relativi alle capacità occupazionali, all’internazionalizzazione di insegnanti e alunni, ai legami con il mondo produttivo.

Secondo l’ultima graduatoria sulle migliori business school al mondo, stilata dal Financial Times, la crisi economica che sta investendo l’Europa fa crollare l’appeal dei corsi organizzati nel Vecchio Continente. Così il primato, in una graduatoria che prende in considerazione indicatori come il livello della ricerca, la facilità di trovare lavoro dopo la fine del corso e le progressioni salariali, attribuisce il primato assoluto alla Stanford Graduate School of Business, che guadagna tre posti rispetto all’analoga indagine condotta nel 2011.

Il podio è completato da altre due business school statunitensi, vale a dire Harvard, che conquista la piazza d’onore guadagnando una posizione rispetto a un anno e University of Pennsylvania: Wharton. Al quarto posto si piazza la London Business School, che nella graduatoria del 2011 era risultata in testa, mentre l’Insead (con sedi nella francese Fontainbleu e Singapore) perde due posizioni, passando dal quarto al sesto posto, mentre la IE Business School di Madrid si conferma all’ottava posizione. L’unica presenza italiana tra le Top 100 è costituita dalla Bocconi, 42esima e in calo di 14 posizioni rispetto al 2011.

L’altra faccia della medaglia per chi decide di frequentare un corso di alta formazione all’estero è rappresentata dal fatto che questo tipo di percorsi è senz’altro più costoso, richiede la perfetta conoscenza dell’inglese e la volontà di adattarsi a sistemi di vita diversi. Si tratta comunque di un ottimo biglietto da visita, quindi vale la pena provare a partecipare.


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