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RomeMUN 2011, sognando una carriera all’Onu

09 mar 2011 Nessun commento
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Cinquemila le domande pervenute, ma alla fine ce l’hanno fatta “appena” in quattrocento. E’ questo il numero dei partecipanti al RomeMUN 2011, la simulazione Onu più grande d’Italia organizzata dall’Associazione Giovani nel Mondo. “Com’è noto l’Organizzazione delle Nazioni Unite si compone di diversi organi – ci spiega il presidente dell’associazione Daniela Conte – ma si è scelto di simulare l’attività dell’Assemblea Generale perché questa favorisce la rappresentanza di tutti gli Stati membri (attualmente sono 192) e consente ai centinaia di ragazzi presenti oggi di partecipare attivamente al gioco. I tre temi di questa edizione sono la sostenibilità ambientale, la povertà rurale nei Paesi in via di sviluppo e la sicurezza alimentare. Ma come si articola concretamente il game?

Innanzitutto viene fatto il cosiddetto setting dell’agenda, che poi significa stabilire l’ordine di priorità tra tutte le questioni che si prevedono di trattare. Fatto questo, si passa al momento della discussione. Nel caso specifico si è optato, a seguito di votazione, per la povertà rurale come tematica da affrontare immediatamente, e chissà che nella scelta i ragazzi non si siano sentiti esortati in questo senso dai discorsi fatti nel corso della prima giornata di apertura del RomeMUN!”. Ovviamente ci sarà anche un presidente incaricato di guidare i lavori, chiediamo a Daniela Conte.

A gestire l’Assemblea sono tre studenti di madrelingua inglese della John Cabot University che hanno già esperienza nel model, avendovi partecipato svariate volte anche all’estero”. Sì, perché il gioco deve poter replicare quelle che nella realtà sono le procedure tecniche effettivamente seguite dall’Assemblea Generale dell’Onu. “Anche se – continua – devo ammettere che quando mi è capitato di portare con me degli studenti a New York, oltre a ricevere tantissimi complimenti per la loro preparazione e la totale assenza di banalità in ogni loro discorso, spesso mi sono sentita dire che i giovani hanno uno spirito di cooperazione molto maggiore rispetto a quello degli stessi delegati!

E a proposito di Stati, quattrocento studenti sono un numero di gran lunga superiore a quello che effettivamente si conta all’interno dell’Assemblea! Il meccanismo di gioco, però, prevede che ciascuna coppia di partecipanti faccia le veci soltanto di uno Stato, in questo modo la situazione si riequilibra riportando la presenza delle nazioni a un livello che è grosso modo simile a quello reale. “E’ facile, poi, che al momento della negoziazione gli Stati di una comune area geografica si alleino tra di loro perché magari hanno le stesse vedute sul piano politico. Non va dimenticato, infatti, che la coppia di studenti dovrà abbracciare il punto di vista che più si avvicina a quello dello Stato che è chiamata a rappresentare”. Lo sforzo, insomma, è di rimanere quanto più possibile ancorati alla realtà. “La cosa, è evidente, presuppone un certo studio alle spalle, e infatti i giovani che partecipano alla simulazione hanno potuto prepararsi prima in vista dell’evento”. Va inoltre ricordato che non si tratta di discussioni fini a se stesse, proprio come accadrebbe in Assemblea Generale si deve anzi poter giungere dopo gli estenuanti lavori all’approvazione di una risoluzione definitiva.

La conoscenza fluente della lingua inglese, pertanto, è fondamentale, dal momento che chi veste i panni del delegato si cimenta con l’arte della diplomazia e la capacità di buttare giù in tempi rapidi uno speech da leggere davanti a tutti in assemblea. D’altra parte non potrebbe essere diversamente: i partecipanti sono di nazionalità diverse, quest’anno ben 26. “Albania, Camerun, Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti, India e Corea sono solo alcuni dei paesi di provenienza degli studenti”, tiene a precisare il presidente dell’associazione organizzatrice, che, sempre a proposito dello stato di conoscenza dell’inglese degli studenti italiani, aggiunge: “Trattandosi di un’esperienza formativa è giusto che sia data la possibilità anche a chi ha una conoscenza intermedia dell’inglese di poter partecipare, e io ammiro molto la voglia che i ragazzi hanno di mettersi in gioco nonostante la padronanza della lingua spesso non sia a dei livelli altissimi. Forse per gli italiani non ci sono tante occasioni di parlare in inglese come invece accade per altri studenti all’estero, tuttavia il processo di selezione verte anche sui contenuti e sulle motivazioni individuali del candidato”.

E’ infine indubbio il fatto che molti di questi ragazzi ambiscano a svolgere in futuro un lavoro fuori dall’Italia. Ma si fa presto a dire carriera internazionale: lavorare in una ong, ad esempio, è cosa completamente diversa che farlo presso le istituzioni di una organizzazione internazionale. “A questo proposito – afferma Daniela Conte – è in programma l’uscita della rivista trimestrale Go International proprio allo scopo di informare i giovani su tutte le opportunità di lavoro che vengono offerte a livello internazionale. Ogni numero sarà dedicato a un ambito specifico, ad esempio le Nazioni Unite, l’Unione Europea, le Organizzazioni Non Governative e tutti i canali formativi, inclusi i master, attraverso i quali ci si può preparare per affrontare sfide di questo genere”. Nel frattempo l’appuntamento è per il 10 marzo presso l’Aula Magna della Luiss Guido Carli di Roma con gli stand informativi sul tema da parte di Undesa (Ufficio risorse umane delle Nazioni Unite), Youth in Action, Greenpeace, Focsiv, Servizio Civile Nazionale, FulbrightBritish Institutes e Carta Giovani.

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