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La crisi non risparmia i neolaureati

07 mar 2011 Nessun commento
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Aumentano le difficoltà di inserimento nel mercato e la stabilizzazione lavorativa per i neolaureati. È il dato principale che emerge dall’ultimo rapporto di AlmaLaurea che ha coinvolto 400mila giovani. Uno scenario non certo felice, dunque, ma che non deve indurre a facili conclusioni: tutte le ricerche dimostrano che nel medio-lungo periodo l’investimento in formazione è quello più importante che ciascun individuo può fare per sé, sia in termini di occupabilità, che di livello retributivo.

Disoccupazione in crescita
A focalizzare l’attenzione sulla questione giovanile è il nuovo rapporto di AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei neolaureati. L’indagine ha coinvolto circa 400 mila ragazzi e rileva che sia per i possessori di una laurea triennale, che per quelli in possesso di laurea specialistica, la disoccupazione sembra un fenomeno in aumento. Il 16,2% dei triennalisti risulta disoccupato a un anno dal conseguimento del titolo di studio. Nel 2008 erano l’11%. Dalla specialistica non si evidenziano notizie migliori. I disoccupati quest’anno sono il 17,7% (nel 2008 erano  il 10,8%). Ai laureati resta la consolazione di dimostrare nel tempo performance migliori dei diplomati. Nell’arco dell’intera vita lavorativa, infatti, mostrano un tasso di occupazione superiore di undici punti percentuali rispetto a quello dei diplomati. Comunque, secondo l’indagine, diminuisce anche il numero di laureati che risultano impiegati cinque anni dopo aver conseguito il titolo. In questo caso il campione osservato è quello dei laureati pre-riforma (meno quasi 5% tra il 2005 e il 2010). Cinque anni fa erano il 90,3% quelli che erano riusciti a trovare impiego. Oggi sono l’85,6%.

Economia meglio di giurisprudenza per trovare lavoro
A tre anni dalla laurea, il 75% dei laureati con la specialistica ha un impiego mentre il 13% è ancora senza e ne sta cercando uno. Ma ciò che risulta evidente è la disparità di trattamento che il mercato del lavoro riserva alle diverse facoltà. Sono più agevolati nel trovare lavoro i laureati in medicina e professioni sanitarie in genere (98%), seguiti da quelli del gruppo economico-statistico e di architettura (entrambi quasi 86%) e quelli di ingegneria (84,7%). Sul versante opposto i laureati del gruppo geo-biologico (47,1%), chimico-farmaceutico (48,5%), giuridico (50,2%) e scientifico (62,3%). Anche le retribuzioni rispecchiano lo stesso andamento visto che lo stipendio netto mensile di un dottore in medicina si aggira attorno ai 2mila341 euro (2mila268 per le donne), contro i 1201 euro in media degli insegnanti (1166 per le donne).

Contratti sempre più atipici
Anche dal punto di vista della forma contrattuale la situazione non sembra andare meglio. I contratti atipici infatti si applicano a più di quattro triennalisti su dieci. Nel contempo i rapporti di lavoro stabili sono passati dal 50,7% del 2008 al 46,2% del 2010. Di male in peggio la situazione di chi consegue la specialistica; il 46,4%  a un anno dalla laurea ha un contratto atipico contro il 41,4% del 2008 mentre solo il 35% è riuscito a conquistare un contratto stabile (contro il 40,4% del 2008).

Ma un fenomeno preoccupante che emerge dall’analisi è la folta schiera dei laureati che lavora senza aver firmato un contratto. Per l’esattezza il 7% tra chi ha concluso la specialistica e il 6% tra i triennalisti. Tra gli specialistici a ciclo unico, la quota raggiunge quasi l’11%.

Gli stipendi arretrano ancora
Momento nero anche per le retribuzioni. In questi anni lo stipendio dei laureati triennali risulta diminuito del 5%. Andamento ancora più penalizzante per chi ha conseguito la specialistica che ha visto una caduta del potere di acquisto del 10%. Le cose non vanno meglio anche per chi può contare già su un periodo di esperienza lavorativa alle spalle. A cinque anni dalla laurea, le retribuzioni dei laureati con un impiego sono diminuite di quasi il 10%.

Una società poco meritocratica
Resta poi preoccupante la tematica sociale. In Italia infatti la società risulta ancora molto poco meritocratica. A cinque anni dal titolo, il 73% dei laureati di estrazione borghese ha un contratto stabile, contro il 68% dei loro coetanei di famiglie operaie. Stesse disparità per l’ambito retributivo. I laureati della borghesia, dopo cinque anni, hanno uno stipendio netto mensile di 1404 euro; stipendio fermo invece a 1249 euro per i lavoratori di estrazione operaia.


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