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Sanofi-aventis celebra la ricerca scientifica con il Research Day

19 dic 2010 Nessun commento
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Si sono dati appuntamento al Centro Ricerche sanofi-aventis di Milano il 24 novembre scorso per la prima edizione del “Research Day”. Si tratta dei giovani ricercatori provenienti da tutta Italia che hanno beneficiato di assegni di ricerca, borse di studio e premi messi a disposizione dall’azienda farmaceutica, leader a livello mondiale, e dalla sua Fondazione. Sette riconoscimenti economici sono stati conferiti nello stesso giorno a giovani italiani meritevoli. A questo si aggiunga che sanofi-aventis ha deciso di stanziare solo per il nostro Paese circa 270 milioni di euro nel periodo 2010-2013, di cui 150 milioni destinati esclusivamente alla ricerca e agli studi clinici.

L’azienda, d’altra parte, non è nuova a iniziative del genere: nel 2009 ha investito 4,6 miliardi di euro in attività di Ricerca & Sviluppo a livello globale. Stiamo parlando della maggiore realtà industriale nel settore farmaceutico in Italia, per numero di collaboratori e volume di produzione, che con i suoi cinque stabilimenti di Origgio (VA), Garessio (CN), Anagni (FR), Scoppito (AQ) e Brindisi offre un importante contributo all’economia del Paese. Sanofi-aventis produce farmaci destinati a tutto il mondo e risponde, con le sue soluzioni farmacologiche, ai bisogni medici dei Paesi in via di sviluppo.

Tra le società scientifiche nazionali presenti all’evento: la Società Italiana di Medicina Interna, la Società Italiana di Cardiologia, la Società Italiana di Terapia Clinica e Sperimentale, la Società Italiana di Farmacologia, la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor e le Università degli Studi di Napoli e Catania.

L’idea di organizzare l’incontro è decisamente in controtendenza, se si pensa alla situazione economica non proprio favorevole e alla polemica ancora molto accesa di queste settimane sui tagli alla ricerca e le borse di studio. Il Research Day, in fondo, ha voluto riflettere anche su questo, lanciando a tutti un messaggio forte sull’importanza degli investimenti in ricerca e sul sostegno da accordare ai giovani nel nostro Paese.

La chiave di tutto sta in una strategia di partenariato pubblico-privato, come ci spiega il Direttore Generale di sanofi-aventis Italia Arturo Zanni: “Non c’è futuro senza innovazione. La cosa è ancora più vera per chi opera nel mercato farmaceutico, dal momento che qui si vive di ricerca. Ma bisogna fare attenzione perché ricerca non vuol dire indipendenza, non si può pensare di farla unicamente nelle nostre strutture. C’è invece bisogno di uno scambio reciproco di stimoli. A chi sta fuori chiediamo idee, e lo stesso siamo disposti a dare noi in un clima di sinergia proficua tra le istituzioni”. Il modello di business è dunque cambiato: non più interesse limitato e particolaristico della singola azienda che guarda solo alla propria corsa sul mercato, piuttosto responsabilità sociale, “perché anche noi facciamo parte della comunità”. Al punto che sanofi-aventis mette a disposizione il proprio know-how con l’intento di soddisfare i bisogni terapeutici di ognuno, in un settore complesso e delicato come quello della salute. La tecnologia è, infatti, fondamentale ai fini della crescita, ma da sola non basta. Lo stesso Centro Ricerche, polo scientifico di altissimo livello, è all’altezza delle sue sfide grazie anche all’esperienza delle persone che vi lavorano, favorita dalle sinergie con istituti pubblici e privati, italiani ed europei. “In questo senso sarebbe auspicabile che anche altre aziende, indipendentemente dal loro settore di riferimento, si aprissero alle interazioni con il mondo esterno”.

Un esempio di partnership destinata a raccogliere importanti successi è quella con il Ministero dell’Università e della Ricerca, con il quale è attiva da tempo una collaborazione che, per il sito produttivo di Brindisi, si sostanzia in un ampio programma del valore di circa 13 milioni di euro per il periodo 2010-2013. Lo scopo è di creare una piattaforma innovativa mirata al miglioramento della produzione di antibiotici e anti-infettivi. Per non parlare delle numerose collaborazioni con le università di Milano, Genova e Salerno.

I tempi, insomma, sembrano maturi perché le contrapposizioni abbandonino definitivamente il campo della ricerca, se mai sono esistite, per lasciare il posto alla più produttiva cooperazione. E chissà che in un clima collaborativo le università non acquisiscano maggiormente quella cultura dell’innovazione che troppo spesso sembra mancare loro. Di contro sarebbe bello se cominciasse a farsi strada l’idea dell’azienda come sede di “conoscenza”, che non è solo appannaggio delle istituzioni accademiche. “In effetti sarebbe ora di uscire fuori dalle generalizzazioni - è il parere di Arturo Zanni -. Le aziende hanno sicuramente molto da imparare dalle università, ma anche noi abbiamo tanto da offrire in termini di efficienza e di utilizzo razionale delle risorse”.

E dal momento che la fuga dei cervelli non riguarda solo i ricercatori ma anche i neolaureati, ecco un consiglio per chi fosse interessato a intraprendere una carriera in un’azienda multinazionale del settore: “Innanzitutto passione per ciò che si fa, capacità di mettersi in discussione e competenze tecnico-scientifiche accompagnate dalla conoscenza delle lingue, indispensabile per interfacciarsi con le realtà estere” ha infine concluso Arturo Zanni.

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