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Università e Ricerca: un quadro ancora preoccupante

15 dic 2010 Nessun commento
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Per i ricercatori italiani ancora dati preoccupanti: se, infatti, da un lato il nostro Paese sembra adeguarsi – almeno da un punto di vista terminologico – alle altre realtà estere (sarà possibile chiamare i ricercatori con abbreviazioni come “Dott. Ric” o con il famoso “PhD”), dall’altro il divario tra dottorandi con borsa e senza borsa continua ad essere rilevante.
L’Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani (ADI) ha presentato al Senato un quadro molto poco rassicurante per quanto riguarda l’Università e la Ricerca nel nostro Paese. Secondo l’Associazione, che ha raccolto dati in 22 università statali italiane, il numero di posti con borsa banditi sarebbe sceso di oltre il 30%, con notevoli differenze tra i vari atenei; alla Sapienza, per esempio, le borse sono scese soltanto del 5%, mentre all’Università di Catania il taglio è stato pari al 75% circa. Prendendo spunto da questi dati abbastanza preoccupanti, l’ADI ha chiesto l’abolizione della figura del dottorando senza borsa, in aperta contraddizione con il testo licenziato dalla Commissione Cultura della Camera che prevede, invece, la possibilità di scuole di dottorato del tutto prive di borse di studio.

Anche in questo caso, come spesso accade quando si parla di scuole ed università, il termine di paragone più impegnativo è offerto dalla Svezia, in cui ci si trova di fronte ad una realtà profondamente diversa da quella italiana. Una borsa di studio per i ricercatori svedesi ammonta a 2.500 euro a fronte dei 1.00 euro della borsa in Italia. I ricercatori svedesi, inoltre, possono partecipare alle attività del dipartimento in maniera riconosciuta e retribuita, caratteristiche non presenti nei nostri dipartimenti. Forte, per finire, la spinta all’internazionalizzazione in Svezia, dove i ricercatori possono realizzare saggi per riviste di livello internazionale e partecipare a seminari e convegni; in Italia, al contrario, si può arrivare alla tesi di dottorato senza alcuna pubblicazione e spesso seminari e conferenze restano un miraggio, a causa della mancanza di fondi.

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