Mentre infuria la polemica sulla riforma dell’Università e i dottori di ricerca lamentano la difficoltà crescente di uscire da una condizione di precariato, arrivano dati confortanti dal Consorzio Cilea. A margine della presentazione del Rapporto Stella, sono stati infatti presentati i dati occupazionali 2008 a un anno dal conseguimento del titolo. Si scopre così che la capacità di assorbimento in organico dei dottori di ricerca da parte degli atenei si è ridotta (passa dal 34% per i dottori che han conseguito il titolo nel 2007 al 32% per quelli che han conseguito il titolo nel 2008) e aumenta quindi il numero di dottori che si propone sul mercato del lavoro. L’occupazione dei dottori di ricerca confrontata con i risultati estratti dalla precedente indagine Stella (condotta nel 2008 sul triennio 2005-2007), continua a essere abbastanza alta (76%), senza particolari differenze in base dall’area disciplinare del corso di dottorato seguito.
Per quanto riguarda la retribuzione, i dottori di ricerca a un anno dal conseguimento del titolo percepiscono stipendi superiori ai colleghi laureati (1.425 euro come salario medio d’ingresso e 1.594 euro come salario medio raggiunto al momento dell’intervista), anche se non raggiungono i livelli retributivi dei colleghi che hanno deciso di andare a lavorare all’estero (la media della retribuzione al momento dell’intervista è di 2.105 euro per le donne e di 2.241 euro per gli uomini).
Careernews ha raccolto il parere di Alberto Meomartini, presidente di Assolombarda, secondo il quale “i dati consentono di vedere il bicchiere mezzo pieno: a fronte di un’Università che fatica sempre più ad assicurare un futuro ai giovani ricercatori crescono le opportunità di lavoro nel privato”. Una tendenza che fa ben sperare non solo i candidati, ma anche il sistema economico italiano, “perché mostra la capacità del nostro tessuto produttivo di continuare a investire in ricerca e innovazione, nonostante il difficile momento dell’economia”.












































