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Con la crisi, l’Università diventa un parcheggio

10 dic 2010 Nessun commento
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Cresce il numero dei giovani che si iscrivono alla laurea specialistica, ma la scelta è dovuta più alla mancanza di opportunità di lavoro che al desiderio di perfezionare gli studi. Anche perché tra le imprese aumenta il ricorso a cercare stagisti per beneficiare di personale qualificato a basso costo, anziché con pure finalità formative.

Sono i principali risultati emersi e le sensazioni diffuse tra gli intervenuti alla presentazione del Rapporto Stella-Cilea (Consorzio Interuniversitario Lombardo per l’Elaborazione Automatica), svoltosi stamani all’Università Bicocca di Milano. Uno studio che arriva puntuale come ogni anno in prossimità delle feste natalizie a delineare il profilo dei laureati di dieci atenei italiani, vale a dire quelli lombardi (Cattolica, Iulm, Bicocca e Statale di Milano, Bergamo, Brescia e Pavia), Università di Pisa, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Università di Palermo.

Cala il numero dei laureati
In linea generale, il numero dei laureati nel 2008 è calato, soprattutto a causa della contrazione registrata tra i triennalisti (-4,2%) e nonostante i progressi nelle lauree magistrali (+14,9%) e in quelle a ciclo unico (+21,6%). Tra i gruppi di studio, crescono gli economisti (+4,8%), mentre calano i medici (-15,9%) e i giuristi (-6,5%), in quest’ultimo caso soprattutto per la cancellazione dei corsi di studio di primo livello.

La Lombardia soffre più di tutti
Nel corso della mattinata sono stati presentati anche i dati relativi alla capacità occupazionale tra i laureati nei primi otto mesi del 2008, che a un anno dal conseguimento del titolo mostrano maggiori difficoltà di inserimento lavorativo: 34,4% di assunti contro il 36,9% di dodici mesi prima tra i triennalisti, dal 60 al 56,6% per i laureati a ciclo unico. Tra i triennalisti, cresce dal 45,7% al 47% la quota di coloro che proseguono negli studi. “Visto in superficie, il dato è positivo, ma in realtà la scelta di proseguire con il biennio in molti casi è motivata dalla mancanza di opportunità lavorative”, spiega a Careernews, Giunio Luzzatto,  professore ordinario alla Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università di Genova e coordinatore dello studio sui triennalisti. “Un altro dato che emerge dalla ricerca è che le maggiori difficoltà si riscontrano proprio nelle aree solitamente più dinamiche dell’economia e dell’occupazione, come la Lombardia. Probabilmente questa tendenza troverà conferma quando avremo a disposizione i dati relativi all’intero anno solare, visto che il prosieguo del 2009 ha confermato gli stessi problemi già emersi nei primi otto mesi”.

Lo stage perde la funzione formativa
Per Nello Scarabottolo, professore alla Statale di Milano e vicepresidente del Consorzio Cilea, “la crisi si fa sentire sull’occupabilità dei neolaureati, pur se in misura inferiore rispetto a chi possiede qualifiche più basse”. In particolare, se la quota di neolaureati che trovano occupazione rispetto a coloro che la cercano resta stabile, tende a calare il numero complessivo di chi cerca lavoro. “Inoltre va considerata l’evoluzione dello strumento stage, che è stato concepito con finalità formative e sempre più spesso oggi viene utilizzato solo con l’obiettivo di risparmiare sui costi del personale. In queste condizioni, diventa sempre più difficile per i giovani laureati ottenere il primo contratto”.

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