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Monitoraggi continui per lo stress

24 nov 2010 Nessun commento
stress

Nuova circolare del Ministro del Lavoro Sacconi in attuazione del Testo unico sulla salute e la sicurezza nel lavoro. In essa è previsto che siano monitorati in modo costante ed in ogni luogo di lavoro, pubblico o privato che sia, alcuni fattori di stress tra cui i carichi e ritmi di lavoro, l’orario e i turni, i percorsi di carriera e i conflitti con i colleghi.
L’obiettivo è combattere nella maniera più efficace i fenomeni generatori di situazioni di stress; resta da valutare quale sarà in concreto l’attuazione della circolare, dal momento che la materia è abbastanza delicata e potrebbe generare conflitti tra aziende e lavoratori. La circolare si inserisce in un più ampio contesto di normative europee e nazionali tendenti a combattere ogni rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Il percorso per l’individuazione della categoria di rischi da valutare è stato stabilito da una commissione di esperti del Governo, delle Regioni e delle parti sociali. Nella circolare viene specificamente definito lo stress lavoro-correlato, in base a quanto prevede l’Accordo europeo dell’8 ottobre 2004, come la “condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro”.
La valutazione va fatta su gruppi di lavoratori esposti in modo omogeneo allo stress e non sul singolo. Incaricato di effettuare la valutazione sarà il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, con il coinvolgimento del medico competente (laddove sia stato nominato) e dopo aver consultato il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
Due le fasi in cui è strutturata la valutazione. La prima è obbligatoria e intende rilevare indicatori oggettivi e verificabili di vario tipo, tra i quali le lamentele formalizzate dai lavoratori, i turni, i conflitti interpersonali, l’indice degli infortuni. In caso di esito negativo per quanto riguarda gli elementi di rischio, occorrerà semplicemente dare conto di ciò nel Documento di valutazione del rischio e prevedere un piano di monitoraggio. Nel caso, invece, in cui gli elementi di rischio siano presenti, bisognerà attivare la seconda fase, che prevede in primo luogo l’adozione di opportuni interventi correttivi e, se la situazione non migliora, l’espletamento di una valutazione approfondita, svolta anche attraverso questionari, focus group e interviste semi-strutturate.


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