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Laurea e lavoro: ingegneri e chimici i più soddisfatti

10 set 2008 Nessun commento
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Se potessero tornare indietro, si iscriverebbero nuovamente al corso di laurea, convinti come sono che la formazione accademica aiuta a trovare un lavoro soddisfacente e un’occupazione tendenzialmente stabile. Soprattutto se si è scelta una facoltà scientifica. È l’immagine dei laureati italiani che emerge dall’indagine su “Le prospettive lavorative dei laureati” redatta dall’Istat.

Giurisprudenza in testa ai fuori corso

La ricerca dell’Istituto italiano di statistica è divisa in due parti: una riservata ai tempi di studio e l’altra alle capacità di inserimento nel mercato del lavoro. Considerando tutte le tipologie dei corsi (brevi e lunghi), la percentuale più elevata di laureati fuori corso si registra nei gruppi giuridico (83,1%) e letterario (78,9%). All’opposto, il gruppo che presenta una maggiore regolarità è quello medico: soltanto il 20,3% non conclude gli studi negli anni previsti. Ad avere una quota relativamente contenuta di laureati fuori corso sono anche i gruppi politico-sociale (60,9%), educazione fisica (60,9%) e psicologico (65,5%).

Elevata soddisfazione

Nonostante qualche intoppo nel raggiungimento del titolo di studio, a distanza di tre anni dalla conclusione del percorso accademico, la quasi totalità dei laureati del 2004 dichiara che si reiscriverebbe all’università: 96% tra i laureati nei corsi lunghi e ben il 98% tra chi ha conseguito una laurea triennale. Un dato, quest’ultimo, per certi versi sorprendente, considerato il luogo comune che vorrebbe i triennalisti “laureati deboli” nell’inserimento lavorativo.

Se potesse tornare indietro, il 28% dei laureati ai corsi lunghi e il 22% di quelli ai corsi triennali si iscriverebbe a un diverso corso universitario.Motivo dello scontento è soprattutto l’insoddisfazione per gli sbocchi professionali offerti dal corso concluso. Infatti, tra gli “scontenti” è oltre il 50% (ben il 65,4% di quanti hanno concluso corsi di 4-6 anni e il 51,2% dei laureati triennali) a indicare nella non piena realizzazione professionale la causa del ripensamento sul corso concluso.

I livelli di insoddisfazione variano in relazione ai diversi indirizzi di studio. Tra i giovani in uscita dai corsi lunghi sono i laureati dei gruppi psicologico, geo-biologico, agrario, letterario, insegnamento ed educazione fisica a indicare maggiormente che non si riscriverebbero ai corsi conclusi nel 2004 a causa della deludente successiva resa occupazionale (per tutti i gruppi suddetti si rilevano quote superiori al 75%).

Anche i laureati in corsi triennali dei gruppi geo-biologico ed educazione fisica indicano il non gratificante utilizzo del titolo di studio sul mercato del lavoro, come il principale motivo per non iscriversi più al corso concluso.

Lavoro sì, ma nel medio termine

Si dice solitamente che la laurea è un investimento capace di dare i frutti sperati nel medio termine. La ricerca dell’Istat lo conferma.

A tre anni dal conseguimento del titolo, il 73,3% dei laureati nei corsi lunghi lavora, mentre il 14,1% è in cerca di occupazione e il restante 12,6% non sta cercando lavoro.

Tra i laureati triennali, lavora invece il 73,1%, un dato non distante da chi ha seguito il percorso quadriennale (vecchio ordinamento) o il tre più due. Mentre è più contenuta la quota di giovani in cerca di lavoro (12,2%).

I laureati nei corsi lunghi restano comunque favoriti nel trovare un lavoro continuativo: a tre anni dal conseguimento del titolo, è stabile il 56,2% di loro, contro il 48,5% dei triennali. Questo si spiega anche con la maggiore età dei primi, che ne facilita la stabilizzazione.

Le differenze crescono se si considera il breve periodo: a un anno dal conseguimento della laurea, infatti, lavora il 56,9% di chi ha seguito un corso lungo e il 52,2% di chi ha optato per quello breve.

Ingegneri al top

Per quanto riguarda le diverse classi di studio, le percentuali maggiori di occupati, a tre anni dal conseguimento della laurea lunga, riguardano i laureati del gruppo ingegneria: si va dall’88,5% di ingegneri meccanici occupati all’82,5% degli ingegneri in telecomunicazioni. Buone prospettive occupazionali presentano anche le lauree in farmacia (81,7%), economia aziendale (76,6%) e odontoiatria (75,3%).

I laureati nei corsi lunghi che incontrano maggiori difficoltà ad inserirsi stabilmente nel mercato del lavoro sono invece quelli del gruppo medico (svolgono un lavoro continuativo soltanto in circa 24 casi su 100). Seguono i laureati dei gruppi giuridico (38%), educazione fisica (46%), geo-biologico (47%) e letterario (49%).


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