Da una parte c’è la ricerca di profili sempre più specialistici, capaci di muoversi lungo le nuove frontiere dell’innovazione tecnologica, di proporre e sperimentare soluzioni nuove, in grado di assicurare un vantaggio competitivo alle aziende presso cui sono occupati.
Dall’altro, emerge la necessità di puntare su giovani dotati non solo di conoscenze tecniche, ma capaci ditenere in considerazione nelle loro decisioni le variabili di business che coinvolgono le aziende.
Sono i due filoni, solo all’apparenza contraddittori, lungo i quali si sta sviluppando il mercato del lavoro nell’Information Technology.
Perché in realtà a essere tagliati fuori dall’attuale mercato del lavoro sono soprattutto le figure intermedie, quelle che hanno contraddistinto tutti gli anni Novanta. Informatici da autodidatti, spesso provvisti delle basi necessarie per spingersi al di là dei terreni a lungo sperimentati per trovare soluzioni innovative.
L’architetto informatico
Una delle figure specialistiche più gettonate del momento è l’IT Architect, anello di congiunzione tra il management e l’information technology. Un professionista chiamato a scegliere la tecnologia necessaria, a valutare le alternative possibili e curare l’integrazione con i sistemi informatici già esistenti.
L’IT architect inoltre lavora con i clienti per progettare sistemi e soluzioni informatizzate, definendo con rigore gli obiettivi, le funzioni e le informazioni da includere e come realizzarli.
Per diventare un IT architect è richiesta una laurea in ingegneria, meglio se informatica o elettronica. Oltre alle competenze tecniche (sistemi, reti, systems management, con specializzazione per le piattaforme Microsoft, Unix e Linux), questa figura professionale deve avere capacità di comunicazione e di vendita per influenzare le decisioni del board.
Occorrono, poi, conoscenze di project management, pianificazione e reporting.
Il regista delle applicazioni digitali
Lo stratega digitale è il professionista che definisce il patrimonio hi-tech dell’azienda con l’obiettivo di ottimizzarne l’efficienza ed, eventualmente, decidere nuovi acquisti.
Le competenze informatiche ovviamente sono indispensabili ma, ancor di più, conta la visione strategica dell’azienda nell’insieme, quindi soprattutto quali sono le ricadute di business e organizzative di ogni decisione.
Infatti, il digital strategist non entra nel substrato tecnologico, ma ne deve conoscere le potenzialità in modo da poter individuare, per ogni azienda, un cammino verso il miglioramento e la ricerca di efficienza. Per svolgere questa professione, è preferibile avere una laurea in economia o in ingegneria gestionale.
Al lavoro nei mondi virtuali
Second Life, Myspace e Facebook. Le comunità virtuali sono il fenomeno del momento e promettono di esserlo ancora a lungo, per la loro capacità di creare relazioni utili per lo svago e il business. Questo chiama le aziende specializzate nella creazione e gestione della comunità a cercare professionisti capaci di sviluppare il mercato.
In genere si tratta di persone che hanno approfondito la conoscenza delle nuove realtà per interesse personale, ma che successivamente vi hanno intravisto la possibilità per mettere a disposizione la propria professionalità trasformando la passione in un vero e proprio lavoro.
Come i project manager di Second Life, che gestiscono i progetti sul mondo virtuale: dalla creazione di isole alla promozione e organizzazione di eventi, fino alla comunicazione per conoscere il progetto agli altri utenti del Web.
A svolgere questo lavoro sono in genere professionisti che arrivano dal mondo del web-design o dalle aziende di videogiochi.
Lo scripter, invece, è il programmatore incaricato di curare i linguaggi informatici della presenza online e di aggiornare le informazioni sulle comunità virtuali. Lo scripter deve conoscere i linguaggi di programmazione più evoluti, aver ottenuto le certificazioni che ne attestino la professionalità e avere dalla sua una buona dose di creatività per realizzare soluzioni originali.
Il consulente sempreverde
Non è certamente una professione nuova, ma resta sulla cresta dell’onda da almeno un decennio. Stiamo parlando dell’Ict consultant, vale a dire colui che fa da cerniera tra i sistemi informativi e i processi di business.
Da una parte, dunque, è responsabile di raccogliere le necessità di business, dall’altra di anticipare le esigenze dell’utenza dei sistemi informativi, con iniziative che puntano sensibilizzare i clienti sui vantaggi che la tecnologia può offrire.
Per essere un buon Ict consultant occorre avere competenze di analisi e progettazione di processi aziendali e conoscenze di soluzioni applicative specifiche del settore.
Oltre che una naturale propensione all’attività autonoma, considerato che il suo guadagno è proporzionale agli affari che sviluppa.












































