Fino ad oggi ci siamo soffermati sulle diverse sfaccettature del colloquio di selezione, su come possa essere diverso a seconda delle modalità di conduzione, del contesto, del clima di scambio e dialogo che viene a crearsi tra candidato e intervistatore. In tutti i casi abbiamo esaminato un rapporto a due: un solo esaminatore che incontra un solo candidato ma che cosa accade quando il selezionatore incontra simultaneamente più di un candidato? come si svolge e come si affronta cioè un colloquio di gruppo?
Il selezionatore sceglie i colloqui di gruppo – in genere formati dalle 5 alle 10 persone – quando desidera raccogliere informazioni sulle capacità di inserimento, socializzazione, mediazione, negoziazione e gestione dei conflitti, leadership e fellowship dei candidati, quando ha dunque necessità di valutare personalità e attitudine al lavoro di equipe.
Tipicamente può esserci un selezionatore che assume il ruolo di conduttore ed altri selezionatori che, in posizioni strategiche, si limitano ad osservare le interazioni che nascono nel gruppo e a registrarle mediante appunti e/o compilando griglie di osservazione apposite.
Il colloquio di gruppo può prevedere un esame in contemporanea di più candidati liberi di raccontarsi a turno o, più frequentemente, la partecipazione ad una simulazione di un caso aziendale o alla discussione su uno o più temi assegnati. É il secondo caso che vale la pena di esaminare un po’ più da vicino comprendendone meglio finalità e dinamiche.
Perché riunire dai 5 ai 10 candidati, farli accomodare nella stessa stanza e chiedere loro di discutere di un caso arrivando a presentarne poi una conclusione comune? Che cosa ne ricava il selezionatore?
Ne ricava un punto di vista privilegiato per raccogliere quante più informazioni possibili sulla personalità di ogni membro del gruppo, sul modo di inserirsi e porsi in una situazione di confronto e scambio alla luce del fatto che chiunque, nelle realtà lavorative attuali, sperimenta l’appartenenza a staff di lavoro.
La prova di gruppo permette così al selezionatore di valutare con qualche dato concreto, sia pure parziale, la frase che ormai tutti inseriscono nel proprio curriculum “Sono capace di relazionarmi agli altri e di lavorare in gruppo”. La domanda è: “si, ma come lo si fa?”
Ed ecco che mentre voi gruppo simulate una riunione di lavoro o discutete di un tema, i selezionatori valutano come prendete la parola, come presentate e argomentate il vostro punto di vista, se e come ascoltate quello degli altri, se siete in grado di favorire la discussione, se tendete ad assumere il ruolo di leader o di gregario, se raggiungete l’obiettivo assegnato al gruppo ovvero arrivare ad una conclusione unanime e condivisa e che ruolo avete giocato in questo processo (lo avete ostacolato, facilitato, ne siete stati ai margini ecc).
Non esiste un modo giusto o sbagliato di affrontare questa situazione. Naturalmente il suggerimento è di gestire la prova con lucidità e rispetto per gli altri: comportamenti eccessivamente aggressivi e caparbi difficilmente ripagano così come mostrarsi passivi e demotivati a una partecipazione attiva.
Al contrario, sapersi presentare con educazione e con toni adeguati, mostrasi fermi ma anche aperti alle sollecitazioni e ai contributi degli altri non possono che offrire un’immagine positiva.
Non ha senso però mostrarsi come non si è: un conto è porre attenzione a quelle che sappiamo essere le nostre debolezze (se ad esempio sappiamo di essere facili all’irritazione e alla chiusura quando gli altri dissentono da noi, cercheremo di controllare e contenere questo atteggiamento), un conto è forzarci per apparire come non siamo.
Un errore frequente è ritenere che le aziende selezionino solamente persone dotate di forte leadership e così capita che nei colloqui di gruppo tutti cerchino di comportarsi come immaginano farebbe appunto un leader. Ora, a parte che dei selezionatori accorti potrebbero notare tali forzature e valutarle negativamente, sfatiamo questo mito: le aziende non ricercano solo i leader!
Un’equipe di lavoro funzionale e produttiva potrebbe forse essere formata solo da leader? Certo che no! Ci sono inoltre modi diversi di essere leader e di portare quel qualcosa in più che può fare, in un’equipe, la differenza vincente. Così in un gruppo è fondamentale che esista la figura dell’innovatore, pronto a proporre input e idee brillanti, fuori dagli schemi usuali di ragionamento e pensiero, ma anche quella di chi, più “tecnico”, sa ricondurre tali suggestioni a progetti concreti e di chi, ancora, sappia mediare tra le parti ecc.
Non sottolineeremo mai abbastanza la necessità dunque di affrontare il colloquio di lavoro, individuale o di gruppo che sia, con autenticità e consapevolezza di sé.
Infine, al di là dell’esito del colloquio, sfruttiamo appieno l’occasione per familiarizzare con questa modalità di selezione, sempre più frequente se non ormai un passaggio assodato negli iter selettivi delle realtà aziendali più grandi e strutturate.













































colloqui di gruppo con psicologo………..tutta aria fritta!!!Non vedo perchè un ingegnere debba essere giudicato idoneo o meno per un posto di lavoro da uno psicologo!!!ma stiamo scherzando!Valutiamo invece cosa uno realmente sa fare!
Gentile Paolo,
spesso i problemi maggiori riscontrati nell’inserimento in azienda di una risorsa non riguardano le sue competenze tecniche, a cui si può anche ovviare con dei percorsi formativi successivi, bensì nelle sue capacità, ad esempio, di collaborare in gruppo o di far fronte a cambiamenti improvvisi e a periodi di stress. Per questa ragione molte organizzazioni hanno scelto di inserire questa tipologia di colloquio all’interno dell’iter di selezione.