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La laurea apre le porte al mondo del lavoro

15 lug 2009 1 commento
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Ingegneria, Farmacia ed Economia Aziendale: queste le lauree indicate dall’Istat come le migliori sul mercato in termini di condizione occupazionale e di retribuzione, con uno stipendio medio di circa 1.300 euro al mese. L’indagine Istat su “Universita’ e ricerca: come orientarsi con la statistica” rivela che la maggior parte dei giovani opta per le lauree triennali e sceglie di iscriversi in un ateneo della propria provincia di residenza. Dopo la laurea in molti riescono nell’impresa di trovare un’occupazione ma molto spesso si tratta di contratti a tempo determinato. Dopo il diploma di scuola superiore il 74% delle ragazze sceglie di iscriversi all’università, contro il 62% dei ragazzi: su 100 immatricolati le ragazze sono 56, mentre i ragazzi sono 44. Le ragazze prediligono le materie afferenti all’insegnamento e al gruppo psicologico e linguistico, mentre negli ambiti ingegneristico e scientifico è maggiore il peso della componente maschile.

La situazione dopo la riforma
Il dopo riforma vede un’alta quota di laureati in corso tra i triennalisti (47,7%), mentre tra coloro che hanno frequentato uno dei cosiddetti corsi lunghi, solo il 13,3% ha ottenuto la laurea nei tempi previsti. Ci sono però diversi fattori che condizionano questo risultato: la recente introduzione della laurea triennale; la presenza tra i laureati triennali del 2007 di studenti che avevano gia’ ottenuto un titolo universitario e che si sono potuti avvalere del riconoscimento dei crediti legati alla precedente esperienza universitaria; la notevole quota di studenti che, immatricolatisi in corsi lunghi, si sono in seguito spostati nelle nuove lauree triennali, ottenendo l’iscrizione in corso e il conseguimento del “nuovo” titolo in tempi rapidi.
Secondo l’indagine Istat, inoltre, la laurea continua ancora ad essere un titolo premiante all’interno del mondo del lavoro. Infatti, la differenza nei tassi di disoccupazione tra i laureati e i diplomati di scuola secondaria superiore, nel periodo immediatamente successivo alla conclusione degli studi, continua a indicare un vantaggio per chi possiede una laurea.
A ottenere un lavoro continuativo dopo la laurea sono in particolare gli studenti dei corsi lunghi (il 56,1% contro il 48,5% dei laureati triennali) e a trovare un lavoro sono soprattutto i laureati del gruppo ingegneria.
Tra questi spiccano i laureati in Ingegneria Meccanica, Ingegneria delle Telecomunicazioni e Ingegneria Chimica. Buone risultano le prospettive occupazionali anche per chi ha ottenuto un titolo in Farmacia, in Economia Aziendale e in Odontoiatria e Protesi Dentaria. Chi punta, invece, su Medicina e Giurisprudenza dovrà tener conto degli anni di praticantato e specializzazione: hanno un minor tasso di occupazione, infatti, i laureati del gruppo medico, giuridico, di educazione fisica e dell’ambito geo-biologico e letterario.
Tra i triennalisti, le lauree che offrono maggiori possibilità di lavoro stabile risultano quelle nelle professioni infermieristiche e ostetriche (72,4% di laureati impiegati), quelle in Scienze e Tecnologie Farmaceutiche (67,3%) e, infine, quelle in Scienze e Tecnologie Informatiche (66,4%).
Buone chance anche per i laureati in Scienze della Mediazione Linguistica e in Disegno Industriale. Mentre inferiori alla media risultano le prospettive occupazionali per i laureati del gruppo giuridico, geo-biologico, psicologico e letterario.

Quanto conta la laurea
La coerenza tra titolo di studio posseduto e quello richiesto per lavorare è proporzionale al crescere del livello di istruzione. Il 65,8% dei laureati triennalisti svolge un lavoro per il quale era formalmente richiesto il titolo posseduto, mentre tra i laureati in corsi lunghi questo dato sale al 69%.
In genere, i giovani mostrano un alto livello di soddisfazione in relazione al proprio lavoro e al grado di autonomia sul lavoro e alle mansioni svolte. Nonostante ciò, i giovani laureati, specie quelli dei corsi lunghi, manifestano preoccupazione per le proprie prospettive occupazionali future. Infatti, secondo il rapporto Istat, fotografando la situazione al 2007, il 41% dei laureati nei corsi lunghi e il 48% dei triennalisti risulta impiegato con contratti a termine o con forme di lavoro parasubordinato.
Il tempo indeterminato e’ una realtà solo per il 40,6% dei giovani che hanno conseguito un titolo di 4-6 anni e per il 42,4% degli impiegati dopo una laurea triennale. Un’attività autonoma è stata scelta  solo dal 19% dei laureati in corsi lunghi e dal 9% dei triennalisti.

Le prospettive economiche
Considerando tre anni dal conseguimento del titolo, i laureati impiegati in un lavoro stabile e a tempo pieno guadagnano in media circa 1.300 euro; leggermente più elevato lo stipendio mensile netto dei laureati in corsi lunghi (1.310 euro contro i 1.293 euro relativi ai triennalisti). Tra quanti hanno concluso corsi lunghi nel 2004, guadagnano di più i laureati del gruppo medico (1.881 euro), seguiti da quelli dei gruppi ingegneria (1.466 euro) ed economico-statistico (1.360 euro). Per quanto riguarda il titolo triennale, ai primi posti della graduatoria degli stipendi si collocano i laureati nelle professioni sanitarie afferenti al gruppo medico (1.414 euro), preceduti solo da quelli del gruppo difesa e sicurezza (1.648 euro).

per saperne di più:  www.istat.it, sezione “Istruzione e lavoro”, sottosezione “Formazione e istruzione”.

1 commento

  1. vale scrive:

    sono d’accordo ed è per questo che voglio assolutamente raggiungere questo traguardo!! ora mi sta dando una mano universitalia e spero quindi ad ottobre di diventare dottore in economia. mi hanno detto tutti che è una laurea che offre molti sbocchi lavorativi

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