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La recessione favorisce la fedeltà all’azienda

14 ott 2010 Nessun commento
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Il sogno di cambiare azienda può essere rimandato a tempi migliori. Secondo un’indagine internazionale di Kelly Services, la recessione sta favorendo l’attaccamento dei lavoratori al proprio datore di lavoro, con il conseguente crollo del turnover. Nella ricerca sono stati intervistati anche 10mila italiani: il 39% di loro ha affermato di aver sviluppato, negli ultimi mesi, un maggior attaccamento verso la società per la quale lavora. Il fenomeno è particolarmente evidente nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno, tradizionalmente le aree più deboli del paese, che in questi mesi stanno pagando lo scotto maggiore alla ripresa dell’occupazione. Il picco si registra in Abruzzo, con il 48% degli intervistati che oggi si sente più legato alla propria azienda rispetto a qualche tempo fa, davanti alla Puglia (44%).

Non sorprende, invece, l’analisi per fascia d’età: il 44% dei dipendenti compresi nella fascia 48-65 anni si dichiara poco propenso a cambiare posto di lavoro, mentre il dato scende al 37% tra i dipendenti tra i 18 e i 29 anni. Tradizionalmente, infatti, sono i più giovani quelli maggiormente disposti a rimettersi in gioco per crescere tanto dal punto di vista professionale, quanto sul fronte retributivo. Le dinamiche sono simili negli altri paesi, con il picco di fedeltà che si registra in Polonia (65%), seguita dai mercati del Nord Europa, vale a dire Danimarca, Norvegia e Svezia.

La recessione, in ogni caso, non spiega tutto: di fronte all’avanzare della recessione, molte aziende hanno messo in atto politiche di welfare privato per venire incontro alle esigenze dei loro dipendenti e collaboratori. I dipendenti riconoscono gli sforzi fatti dal management per ridurre al minimo i licenziamenti e fare fronte comune con l’obiettivo di intercettare i primi segnali di ripresa. Aspetti positivi, che promettono di riverberarsi nei prossimi mesi, favorendo la produttività delle aziende più lungimiranti e attente alle risorse umane.


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