La sanità rappresenta un buco nero per i conti dello Stato. Spese elevate per i rimborsi, scarsa efficienza e mancanza di coordinamento tra i vari livelli decisionali. Uno stato di cose che non potrà durare ancora a lungo. Ecco perchè all’interno delle strutture cliniche e ospedaliere cominciano a vedersi i primi manager. Professionisti che in genere arrivano da esperienze nel settore dei servizi o in quello dell’industria, chiamati a far quadrare i conti, organizzare il lavoro, stilare piani di azione pluriennale.
La tendenza è destinata a proseguire anche nei prossimi anni, con la crescita della sanità privata e presto sarà possibile assistere a bandi pubblici per professionisti della sanità che non sono addetti all’assistenza, ma si occupano degli aspetti giuridici, di quelli economici o della gestione del personale. Una spinta arriverà anche dalla crescita della sanità privata, che si affianca ed entra in concorrenza con quella privata puntando proprio sulla gestione manageriale delle proprie strutture. E c’è poi il campo della farmaceutica, a caccia di giovani professionisti con buone conoscenze dei prodotti e dei principi in essi contenuti, ma ancor più abili nella vendita.
Manager della sanità
Una delle figure più carenti sul lato della domanda di lavoro è il manager della sanità, vale a dire il professionista che cura tutti gli aspetti qualitativi legati ai servizi forniti dalla struttura in cui opera. In genere, sono chiamati a svolgere questa professione persone che hanno grande dimestichezza con l’economia. Tra i loro compiti principali, di fatti, c’è la cura dei bilanci in modo che a fine anno i conti siano in ordine. Compito non facile, visto che si tratti di analizzare e controllare la gestione dei fondi degli investimenti e la loro efficacia in termini di servizio. Ci vogliono, quindi, conoscenze di marketing e di management, ma anche vision strategica e abilità decisionale. Non può, quindi, trattarsi di un semplice contabile, deve essere una persona con competenze manageriali e capace di gestire situazioni complesse come quelle sanitarie, dove la prestazione dei servizi ai pazienti non può passare in secondo piano rispetto alle esigenze economiche.
Inoltre questo professionista deve conoscere le istituzioni pubbliche e il loro ordinamento giuridico e normativo, in particolare per quanto riguarda la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro, nonché le norme sull’organizzazione della sanità. Negli ultimi tempi sono nati alcuni corsi specialistici che puntano a colmare il gap esistente tra offerta e domanda di lavoro. Così, ad esempio, l’Università di Pisa organizza un Master in Management delle Aziende Sanitarie, che si avvale di docenti provenienti da grandi realtà internazionali del settore. Management sanitario è il titolo scelto dall’Università Federico II di Napoli, mentre l’ateneo di Tor Vergata a Roma ne organizza uno in Economia e Gestione in Sanità. I laureati in Economia, quelli in Giurisprudenza e in facoltà sociali (Scienze Politiche, Sociogia e simili) sono i più indicati per svolgere questa professione, ma non ci sono preclusioni per chi arriva da percorsi tecnici o umanistici.
Il mercato del farmaco
In forte crescita è anche l’area dell’informazione scientifica, aperta a quanti vogliono puntare a una professione indipendente, con guadagni e risultati legati alle proprie capacità. Il lavoro dell’informatore scientifico consiste nel far conoscere agli operatori nel campo medico, sanitario, chimico, cosmetologico e dietetico-alimentare le caratteristiche e le proprietà delle specialità medicinali, dei rimedi medici e chirurgici e dei prodotti cosmetici, erboristici e dietetici, in modo da assicurarne un impiego corretto. Fino a qualche tempo fa questa professione era svolta da chi arrivava da una laurea in Chimica, ma negli ultimi anni si sono moltiplicati gli inserimenti anche di economisti e laureati in marketing. Le conoscenze di base sono date dalla farmaco-epidemiologia, farmaco-economia e dall’inglese, lingua ufficiale della farmaceutica.
Fondamentali sono anche le conoscenze informatiche avanzate, visto che l’informatore opera come professionista autonomo, quindi deve saper gestire gli approvvigionamenti cercando di evitare vuoti o eccessi di magazzino. Fondamentali sono, poi, il possesso della patente di guida, la disponibilità a viaggiare, la capacità di comunicare e l’intraprendenza professionale. In alcuni casi gli informatori scientifici sono assunti direttamente dalle cause farmaceutiche, in altri lavorano in proprio: in entrambi i casi un ruolo fondamentale nella retribuzione finale lo gioca la capacità di vendita. Per questo una propensione innata ai rapporti personali e la capacità di persuasione aiutano ad avere successo in questa professione.
L’avanzata del biotech
In Italia rappresenta ancora una nicchia, ma se si guarda a quanto sta avvenendo oltreconfine c’è da scommettere che le biotecnologie costituiranno un settore promettente per le capacità occupazionali da qui a qualche anno. Le aziende del settore (circa 200 quelle attive nella Penisola) cercano soprattutto specialisti di prodotto, capaci di abbinare le conoscenze in campo medico e farmacologico, doti di consulenza. Si tratta di professionisti che operano sulla falsariga dell’informatore scientifico. Tuttavia, la particolarità del business fa sì che i rapporti siano tenuti più con le strutture ospedaliere e il mondo dell’industria, che con i singoli medici.
Una figura che si sta lentamente facendo strada è il Technology Transfer Officer, specialista nel governo e nel trasferimento delle tecnologie all’industria: quindi si tratta di una figura con competenze nel campo It, ma dotato di una grande flessibilità, da spendere nell’integrazione dei diversi dispositivi tecnologici presenti in un’azienda biotecnologica. Al di là del percorso di studi, è indispensabile una conoscenza ottimale della lingua inglese, non solo per poter gestire i contatti con la casa madre (spesso si tratta di multinazionali con sedi negli Stati Uniti), ma anche per poter accedere alla bibliografia sulle patologie.












































La situazione degli Informatori Scientifici del Farmaco è Drammatica. Nel 2007 eravamo 32.000. Nel 2008 siamo diventati 27.000 circa e nel 2009 saremo circa 22.000, non contando poi il tipo di contratto di categoria che viene disatteso sistematicamente.
Non sono solo rose e fiori!
Ciao