CareerNews.it   |   CareerTv.it   |   CarrieraIn.it   |   FormazioneIn.it   |   MasterIn.it

Esperienze e competenze durante il colloquio

12 mag 2008 Nessun commento
Esperienze e competenze durante il colloquio

Esperienze e competenze durante il colloquioEsperienze e competenze durante il colloquioEsperienze e competenze durante il colloquioProseguiamo ad illustrare alcune delle domande tipicamente poste dai selezionatori ai candidati e le risposte che, non tanto nei contenuti quanto nelle modalità, possono risultare il più possibile efficaci e puntuali. In questo numero esaminiamo in particolare le domande relative alle esperienze professionali e alle competenze personali maturate.

Mi parli delle sue esperienze lavorative
Se ci si è laureati da poco o si è young professionals, non si avranno molte esperienze professionali di cui parlare. Questo però non deve scoraggiare, ciò che conta è saperle valorizzare assieme ad eventuali stage che, pur non essendo esperienze di lavoro vere e proprie, rappresentano ugualmente valide esperienze professionali grazie alle quali ci si è accostati ad un settore o ad un ruolo, iniziando a comprenderne processi e dinamiche.
Alla richiesta “Mi parli delle sue esperienze professionali” è dunque importante descrivere con cura presso quale azienda si è lavorato o svolto lo stage, in che settore si è stati inseriti, di che cosa ci si è occupati, con quali figure aziendali ci si è relazionati.

È inoltre possibile spendere qualche parola in più per descrivere nel dettaglio un progetto a cui si è preso parte soffermandosi su che cosa si pensa di aver imparato in termini di conoscenze e abilità.
E se si hanno alle spalle esperienze brevi e/o purtroppo poco proficue? Piuttosto che evidenziare il dato negativo, meglio sottolineare ciò che si è ugualmente potuto apprendere: ad esempio, l’essere stati in una certa azienda avrà permesso di avvicinarsi e capire un certo modello organizzativo e l’effettivo ruolo svolto dai professionisti senior e questo non può che aver contribuito positivamente all’arricchimento del proprio bagaglio professionale.

In questi casi è inoltre utile non solo elencare le eventuali competenze tecniche maturate (la padronanza di un programma informatico, di una lingua ecc.) ma anche la possibilità che si è avuta di sperimentare il lavoro di equipe, la gerarchia aziendale ecc.

Infine queste prime esperienze possiedono un valore orientativo prezioso: dopo aver trascorso anni a frequentare lezioni, a studiare libri, a preparare esami, ci si è finalmente accostati alla realtà lavorativa cogliendo spunti di riflessione su desideri, motivazioni e obiettivi professionali. Ad esempio, da uno stage svolto in ambito ufficio paghe si potrebbero aver colto i nessi con l’intero sistema di gestione delle risorse umane e, magari, fatto nascere il desiderio di specializzarsi in quel settore.

Parlare di se in termini di skills
Le domande poste dal selezionatore sulle esperienze professionali inevitabilmente indirizzano il colloquio verso una disamina delle competenze maturate.
Per skills si intendono proprio le diverse capacità che vanno ad arricchire e completare un curriculum, da quelle di tipo tecnico (informatica, tecnologie, strumenti, lingue, ecc) a quelle di tipo relazionale e organizzativo. È fondamentale non farsi trovare impreparati: come neolaureati non si ha ancora (giustamente) un curriculum ricco ma se l’azienda punta su di noi non è tanto per le esperienze quanto per le capacità che si è iniziato a maturare (e che in azienda potrebbero e dovrebbero trovare ulteriore terreno fertile) e per la predisposizione all’apprendimento, l’atteggiamento volenteroso e motivato e la consapevolezza di se che si dimostra di possedere.
Attenzione però a non elencare pedantemente capacità di cui non è in realtà possibile esplicitare dove e come sono state acquisite. Non è sufficiente affermare di avere una buona conoscenza dell’inglese: meglio farne intuire la padronanza descrivendo i corsi seguiti, le certificazioni ottenute, le esperienze di lavoro estivo all’estero vissute, l’esperienza di socio di un cineforum di film in lingua originale della propria città ecc.

Se, altro esempio, si desidera evidenziare il saper lavorare in gruppo (capacità di cui oggi chiunque si vanta, proprio perché molto ricercata dalle aziende: a maggior ragione va testimoniata con fatti ed esperienze concrete) potrebbe essere utile raccontare di quando si era capo scout, di quando all’università si era promotori di gruppi di studio, di quando durante uno stage si è stati inseriti in un progetto d’equipe.

Quanto detto vale tanto più la competenza di cui si parla appare centrale nel ruolo professionale per cui ci si candida (negli esempi di prima: le lingue per un inserimento nell’area commercial estero, la capacità di lavorare in gruppo per un inserimento come account junior).

Gli esempi possibili sono infiniti ma il nocciolo della questione è unico: descriversi con completezza e risultare credibili nelle proprie auto valutazioni (ne sottostimarsi ne sopravvalutarsi) sono mosse vincenti che più di altre possono favorevolmente colpire il selezionatore, tanto più quando l’azienda non sta ricercando il professionista dalla decennale esperienza, in grado da subito di afferrare le redini della situazione, ma il giovane laureato su cui investire in termini di formazione, che di suo sappia però portare e garantire predisposizione all’apprendimento, entusiasmo, consapevolezza di se.

Scrivi un commento