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Presentarsi e descrivere la propria formazione durante il colloquio

15 apr 2008 1 commento
Presentarsi e descrivere la propria formazione durante il colloquio

Come abbiamo visto le volte precedenti, non esiste colloquio uguale ad un altro: le interviste di selezione si differenziano sulla base di diversi fattori, primo tra i quali, le persone coinvolte.
D’altra parte, proprio perché lo scopo comune dei colloqui è ottenere informazioni che favoriscano la conoscenza e la valutazione reciproca, inevitabilmente le domande poste dal selezionatore saranno simili.

Per questa ragione in questo numero ci soffermeremo proprio su alcune delle domande che più di frequente vengono rivolte al candidato e sulle risposte che, non tanto nei contenuti quanto appunto nelle modalità, possono risultare più efficaci. Iniziamo con la presentazione di sé e della propria formazione scolastica.La fase iniziale del colloquio
Dopo una reciproca presentazione con stretta di mano, il candidato è invitato ad accomodarsi ed è atto di educazione e rispetto non sedersi prima che lo abbia fatto il selezionatore.

Tipicamente viene chiesto di iniziare a parlare di sé, magari non ponendo domande specifiche ma lasciando al candidato la libertà di farlo come preferisce. La risposta più efficace è inquadrare da subito il proprio profilo iniziando a descrivere gli studi svolti, dalle scuole superiori all’università fino a eventuali percorsi post laurea (master, corsi di perfezionamento ecc).

È poco utile essere eccessivamente accurati nel riferire i dettagli più anagrafici: non dimentichiamo che il selezionatore ha il curriculum del candidato sotto mano.

Meglio soffermarsi su tutti quegli aspetti che il curriculum non può, per il suo essere sintetico, trasmettere. Se in esso non possiamo dilungarci, ad esempio, sul perché abbiamo scelto un certo settore di studi o sul perché ci si è dedicati ad uno specifico argomento di tesi, dovremo certamente approfittare del colloquio per parlarne ed evidenziare tutto ciò che, della propria formazione, può incuriosire ed essere appetibile per l’azienda: stage curriculari previsti dal piano di studi, esami sostenuti, progetto di tesi ecc.

Una presentazione di sé potrebbe essere: “Ho frequentato il liceo classico diplomandomi nel 2004. Ho scelto poi di iscrivermi a lingue presso l’università di Bologna per il grande interesse che avevo e che tutt’oggi ho per le culture diverse dalla mia. Ho studiato inglese, francese e spagnolo, lingue che ho potuto approfondire anche grazie a brevi soggiorni estivi all’estero e, per quanto riguarda lo spagnolo, ad un Erasmus. Mi sono laureato un anno fa discutendo una tesi sulle lingue di ceppo latino e ho risposto al vostro annuncio proprio perché mi piacerebbe sfruttare le conoscenze che ho acquisito durante l’università sperimentandomi in ambito commerciale estero”.

Si tratta di un semplice esempio che evidenzia però come il candidato possa riuscire, in pochi minuti, a comunicare primi dati importanti su di sé. Ora spetta al selezionatore approfondire le informazioni che più lo interessano ponendo domande specifiche, richiedendo precisazioni e proseguendo nel colloquio.

Domande spinose:alcuni suggerimenti
Come mai pur avendo studiato x si candida per una posizione y?”
Potrebbe accadere che, pur avendo studiato una determinata disciplina, ci si proponga per un ruolo che, almeno sulla carta, richiederebbe un percorso formativo diverso. La risposta più efficace è ammettere che in effetti si possiede una formazione distante da quella usuale ma che le conoscenze acquisite potrebbero essere ben spendibili anche in contesti e ruoli diversi.

È inoltre utile sottolineare la consapevolezza di avere delle lacune ma anche la volontà di superarle, magari attraverso un inserimento iniziale in forma di stage o di contratto formazione-lavoro. Mai come in questi casi, infine, è fondamentale evidenziare le motivazioni che hanno spinto alla candidatura.

“Che votazione di laurea ha conseguito ? Perché non l’ ha indicata nel curriculum?”
Il suggerimento è semplicemente quello prevenire la risposta! Il neolaureato dovrebbe sempre indicare il voto di laurea (quello del diploma si può invece omettere o indicare solamente nel caso in cui sia il massimo ottenibile). Non segnalare la propria votazione potrebbe far pensare che ce ne se vergogna. Se anche non fosse particolarmente alta, ricordiamoci che oggi le aziende tendono ad attribuire maggiore importanza ad altri fattori quali l’essersi laureati nei tempi previsti o aver vissuto esperienze all’estero.

Ciò che importa, nel rispondere a queste o ad altre domande su argomenti delicati, è evitare di mostrarsi imbarazzati o seccati e mantenere l’atteggiamento sereno di chi sa che l’altro, se pone domande su domande, è solo perché, nel breve tempo a disposizione, vuole farsi un’idea il più completa possibile di chi ha di fronte. Dovrebbe semmai impensierire il contrario! Un atteggiamento del genere potrebbe infatti denotare uno scarso interesse a proseguire nel contatto con il candidato.


1 commento

  1. Gentile Staff,
    vorrei aggiungere che, oltre ai preziosi consigli pubblicati, i giovani amici che si accingono ad affrontare il mondo del lavoro devono iniziare a confrontarsi anche con un altro aspetto: la loro immagine.
    A questo importante tema sono purtroppo dedicate sempre poche superficiali parole, mentre in realtà si tratta di un mezzo di comunicazione (non-verbale) di tutto rispetto a cui si dovrebbe dedicare più attenzione ed approfondimenti.

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