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Utilizzare la propria intelligenza emotiva

14 apr 2008 Nessun commento
Utilizzare la propria intelligenza emotiva

Quando vogliamo migliorare e/o sviluppare qualche nostra abilità è necessario partire con una autoanalisi dei nostri atteggiamenti e comportamenti, quindi, se vogliamo utilizzare meglio e di più la nostra intelligenza emotiva sarà bene che ci chiediamo se e quanto e come, ad oggi, trova spazio l’impiego di questa abilità nella nostra vita di relazione.
Per farlo abbiamo bisogno di una guida, ovvero di un elenco di fattori e di indicatori che ci permettano, guardandoci allo specchio, di mettere a fuoco e di ingrandire solo quegli aspetti sui quali abbiamo deciso di “lavorare”.

Qui di seguito troviamo un elenco di fattori che ci aiutano a mettere a fuoco le otto abilità della competenza emotiva (Barbara Sini – Dipartimento di Psicologia – Università di Torino):
1. La consapevolezza delle proprie emozioni e la consapevolezza che non sempre è possibile possederla.
2. La capacità di “riconoscere” le emozioni degli altri.
3. L’abilità di “nominare” le emozioni: possedere il vocabolario delle emozioni.
4. La capacità di coinvolgerci “empaticamente” nelle emozioni degli altri.
5. La capacità di comprendere che uno stato emotivo interno non è sempre corrispondente al comportamento manifesto.
6. La gestione delle emozioni: la capacità di sapere quando esprimere le proprie emozioni in modo spontaneo, quando modificare o addirittura sopprimere la loro espressione.
7. La consapevolezza che la natura dei rapporti interpersonali è in buona parte determinata dalla qualità della comunicazione emotiva all’interno della relazione
8. La capacità di essere emotivamente auto-efficaci: avere cioè un punto di vista su se stessi e sul proprio modo di sentire (essere auto-efficaci a livello emotivo significa non essere sopraffatti dall’intensità e dalla complessità dell’esperienza emotiva come pure non sentire l’esigenza di inibire o negare alcun tipo di emozione).

Come utilizzare questo elenco?
Semplice, possiamo iniziare a ripensare ad alcune situazioni particolari della nostra vita, sia personali sia professionali, e rivisitarle alla luce di questi fattori mettendo sotto osservazione i nostri atteggiamenti e comportamenti.
Il segreto è non pensare a noi ed ai nostri modi di essere in generale ma individuare situazioni particolari dalle quali partire: infatti, non possiamo cambiare noi stessi ma possiamo invece scoprire alcuni comportamenti ricorrenti sui quali vorremmo intervenire per cambiarli, migliorarli.

Questo ci aiuta a non temere il cambiamento immaginandolo come uno stravolgimento di noi stessi (c osa che implica la valutazione frustrante di essere sbagliati, da rifare) bensì a pensare che stiamo lavorando per costruire nuove e migliori (più adeguate e vantaggiose) forme/possibilità di comportamento.
Un piccolo suggerimento personale: l’obiettivo gratificante di questo lavoro, dal mio punto di vista, è contenuto nel punto numero otto: “avere cioè un punto di vista su se stessi e sul proprio modo di sentire.” Ed è importante, dovendo fare un lavoro su di sé, individuare obiettivi gratificanti poiché nessuno di noi compie uno sforzo senza poterne avere in cambio un vantaggio.

Cosa abbiamo dunque scoperto?
Che non facciamo troppo caso, che non diamo tutta questa importanza al nostro mondo emotivo ed a quello degli altri? Che ci facciamo scudo con certezze di tipo ideologico e/o teorico? Che utilizziamo più frequentemente il pensiero morale e ci concentriamo sul definire i comportamenti nostri e degli altri in base alle categorie di giusto e sbagliato, di normale ed anormale? Che siamo più impegnati quindi nella faticosa attività del giudicare piuttosto che in quella del comprendere?
Si, è probabile che ci rivediamo, almeno in parte, in qualcuno di questi atteggiamenti e comportamenti. Possiamo allora, se siamo veramente motivati ad ampliare le nostre possibilità di comportamento, iniziare a valutare quali esperienze potrebbero darci una mano:

• possiamo scegliere fra qualche proposta formativa che ci aiuti a sviluppare più confidenza con il cambiamento personale attraverso l’approccio dell’empowerment (Risfor – individuale –Percorsi – sviluppo dell’intelligenza emotiva)

• possiamo individuare fra le proposte in ambito squisitamente psicologico un’esperienza (individuale e/o gruppale) che ci permetta di approfondire la conoscenza di noi stessi e dei nostri meccanismi di funzionamento (percorsi di psicoterapia brevi individuali – Il Ruolo TerapeuticoCentro di Terapia Strategica – o partecipazione a gruppi di psicodramma)

• potremmo dedicare un po’ del nostro tempo libero alla scoperta di culture diverse, viaggiando o semplicemente andando al cinema, leggendo ed ascoltando musica, per allenare la nostra capacità della scoperta e dell’interesse per la differenza attraverso l’esercizio della curiosità al posto della paura

• potremmo frequentare il mondo del volontariato per dedicarci all’aiuto di persone e gruppi in difficoltà, allenando così la nostra empatia

Potremmo scegliere fra le tante esperienze qui sopra elencate, quelle a noi più sintoniche, per allenare la nostra sensibilità e per contaminarci un po’, apprendendo i comportamenti dell’integrazione e della complessità, ampliando così la nostra “mappa del mondo.”


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