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Un laureato su due trova lavoro entro un anno

11 apr 2008 Nessun commento
Un laureato su due trova lavoro entro un anno

 

L’introduzione del “3+2” ha fatto raddoppiare il numero degli studenti universitari che arrivano alla laurea, ma nonostante ciò negli ultimi anni è calato sensibilmente il numero degli immatricolati. Probabilmente anche a causa delle difficoltà di trovare lavoro in tempi ragionevoli. Sono i punti principali che emergono dal X Rapporto AlmaLaurea presentato nelle scorse settimane.

Cresce il lavoro stabile
Il 53% dei laureati italiani trova lavoro entro un anno dal conseguimento del titolo. Un dato pressochè stabile (+0,6%) rispetto alla rilevazione dello scorso anno. La quota di chi non cerca lavoro, perché impegnato in attività di formazione dopo la laurea, ammonta al 21%, un livello sostanzialmente invariato dall’anno precedente.

Un dato positivo dell’ultima indagine è la riduzione del differenziale (-1%) tra uomini e donne in termini occupazionali: gli uomini sono al 57%, le donne al 50%. Questo non significa che le laureate non rimangano sfavorite dal punto di vista occupazionale rispetto ai colleghi maschi.

Il tasso di attività femminile tra le neolaureate è sceso significativamente negli ultimi anni, segno di un allontanamento dal mercato del lavoro. Segni di ripresa si registrano sul versante della stabilità lavorativa, identificata dalla ricerca nel lavoro autonomo e nei contratti a tempo indeterminato.

Dopo un brusco calo tra il 2000 e il 2005 (dal 46 al 38%), nel corso del 2006 c’è stata una ripresa, a quota 39%. L’aumento potrebbe essere stato influenzato dal progressivo innalzamento dell’aliquota pensionistica per gli occupati privi di altra forma previdenziale obbligatoria, in modo da rendere meno convenienti i contratti di lavoro atipici.

A cinque anni dalla laurea si raggiunge l’85%
L’analisi di lungo periodo conferma il trend degli ultimi anni: entro cinque anni sono impiegati 85 laureati su cento (-0,3 punti), mentre hanno raggiunto la stabilità 70 su 100. Nel confronto tra la situazione a uno e a cinque anni emerge la progressiva incidenza dei contratti a tempo indeterminato: si parte dal 22% per raggiungere il 48% a cinque anni. Il lavoro autonomo guadagna 10 punti, passando dal 12 al 22%, mentre il lavoro atipico si riduce al 27%.

Il sistema universitario italiano ha licenziato un numero di laureati quasi doppio rispetto a quelli prodotti alla vigilia della riforma universitaria: oltre 300mila nel 2006, rispetto a 152mila nel 1999. Anche se la crescita non è bastata a riportare l’Italia sui livelli europei. Per altro le prospettive future non sono rosee: il calo degli immatricolati negli ultimi quattro anni è stato nell’ordine del 9% e i dati preliminari dell’ultimo anno accademico confermano il calo.

Obiettivo mille euro al mese
Lo stipendio medio dei laureati da non più di dodici mesi ammonta a 1.040 euro, su valori simili alla precedente rilevazione (1.042 euro). A tre anni si raggiungono i 1.183 euro (con un incremento del 3,6%), a cinque anni i 1.342 euro (+2%). Facendo riferimento ai salari reali, un neo-laureato guadagna meno di quanto guadagnasse il suo collega cinque anni prima (-7,1%).

È però vero che le retribuzioni dei laureati e i tassi di occupazione risultano migliori di quelli rilevati tra i coetanei con titolo di studio inferiore: in tutto l’arco della vita, dice l’OCSE, i laureati guadagnano il 60% in più di quanti possiedono un diploma di scuola secondaria superiore.


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