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Fare carriera nel mondo del fashion

04 apr 2008 1 commento
Fare carriera nel mondo del fashion

Una vita tra viaggi, sfilate ed eventi all’insegna del lusso. Ma anche duri carichi di lavoro e resistenza allo stress. Sono i pro e i contro che deve mettere in conto chi sceglie di lavorare nel mondo della moda. Un settore che fa gola a molti giovani per la grande dinamicità e creatività, ma anche un circolo ristretto, in cui le selezioni sono spesso riservate alle vie informali e le aziende si mostrano spesso scettiche nei confronti di giovani con poca esperienza alle spalle.

Direttori di negozio e designer
Suitex International, società specializzata nella ricerca e selezione di professionisti della moda, ha realizzato una ricerca sulle figure con il maggior numero di giovani impiegati. La panoramica prende il via con i direttori di negozio, che nel 44,3% dei casi hanno meno di 30 anni e sono equamente divisi tra uomini e donne.

Solitamente, questa professione rappresenta il primo passo nella scalata verso ruoli manageriali, in quanto consente di avere una panoramica su tutti gli aspetti rilevanti per il business del settore, dagli approvvigionamenti alle vendite, dagli assortimenti al franchising.

Per diventare direttori di negozio non è richiesta una laurea specifica; conta piuttosto una seppur breve esperienza alle spalle e la capacità di relazionarsi con diverse tipologie di clientela.

Passando ai profili più tecnici si incontra la figura di designer, in alcuni casi qualificato come stilista. Si tratta dell’anima creativa della collezione, la figura che si occupa di definire le linee dei capi di abbigliamento. In genere, la carriera prende il via con posizioni di assistenza al designer titolare, per cui nei primi di anni di lavoro sono richieste soprattutto capacità di operare in team e di integrarsi con gli altri profili coinvolti.

Tra i profili junior, a fare carriera sono coloro che dimostrano di possedere qualità come fantasia, creatività, sensibilità al prodotto ma anche consapevolezza delle problematiche legate alla fase industriale e distributiva dei mercati. Oltre che le persone capaci di esaminare i trend di mercato e prevedere i trend futuri. A svolgere queste mansioni sono in genere persone provenienti da una laurea in discipline tecniche, meglio se con un master o corso di specializzazione in design.

Dalla produzione all’export
L’area della produzione attira soprattutto gli uomini. Si tratta di una posizione strategica, chiamata a svolgere ruoli commerciali e, spesso, anche di campionario. La maggior parte delle persone che lavorano nel settore arriva da lauree in economia o, più di rado, da una formazione del campo del design. Il product manager è chiamato ad applicare le regole del marketing per coordinare tutte le funzioni aziendali concentrate nell’ideazione, realizzazione e commercializzazione del prodotto. Di solito, questa professione viene svolta come step intermedio per poi puntare ad altre mansioni in ambito marketing e commerciale.

I laureati in discipline economiche o linguistiche generalmente puntano alla carriera internazionale. Tra le aziende italiane si registra negli ultimi anni una forte propensione alla crescita oltreconfine, sia in termini di produzione, che di commercializzazione. Uno dei profili più richiesti è l’export area manager: di solito un giovane intorno ai 30 anni, laureato e con una conoscenza avanzata di due lingue straniere.

Oltre che dotato di una spiccata propensione a continui spostamenti e alla vendita di prodotti. L’export area manager gestisce un’area geografica specifica e ha il compito di sviluppare i mercati di competenza, lavorando per obiettivi e monitorandone il raggiungimento da parte della rete di agenti nelle zone di sua competenza. Spesso questa mansione costituisce il primo gradino verso la direzione commerciale estero oppure, per aziende molto grandi, può evolvere nella gestione di aree sempre più ampie e strategiche per il business aziendale.

Logistica e comunicazione per valorizzare il prodotto
Fino a qualche anno fa, la maggior parte delle aziende di settore dedicava scarsa attenzione alla logistica. La globalizzazione dei mercati e l’espansione internazionale dei campioni del made in Italy ha cambiato faccia al mercato.

Così, molte aziende del tessile-abbigliamento hanno cominciato ad assumere ingegneri, affidando loro il compito di gestire flussi di materie prime in entrata e di prodotti finiti in uscita, processo che spesso coinvolge stabilimenti produttivi localizzati in aree geografiche anche molto lontane.
Numericamente sono ancora in pochi a ricoprire questa mansione, motivo per cui ci sono spazi aperti anche per professionisti giovani e con pochi anni di esperienza.

Buone prospettive ci sono, infine, nel settore della comunicazione. I grandi eventi come “La settimana della moda” vedono al lavoro centinaia di specialisti delle pubbliche relazioni, che restano al lavoro anche nel resto dell’anno, occupandosi di ordinaria amministrazione, come realizzazione dei comunicati stampa, relazioni con i giornalisti e organizzazione. La maggior parte dei comunicatori arriva da lauree umanistiche e sociali, in alcuni casi da percorsi post-laurea specialistici.


1 commento

  1. Alberto scrive:

    Salve,
    sono stato creativo fin da piccolo, facevo dei bei disegni e mi è sempre piaciuto disegnare.
    Adesso ho 19 anni e il diploma di ragioneria e voglio fare una università, (ma non so quale) per non diventare in futuro un impiegato che sta sempre in ufficio.
    Quando ho visto i vestiti dell’abercrombie mi sono piaciuti fin da subito ed ho cominciato a pensare che se qualcuno aprisse una casa di moda che produce vestiti simili, con uno stile simile, in Italia farebbe soldi a palate, visto che vestiti Abercrombie sono molto richiesti in Italia (come lo dimostrano le inserzioni su Ebay di tarocchi abercrombie), ed è questo il mio fine ultimo, è possibile realizzarlo dopo 10 anni di esperienza? Servono capitali enormi, potrei trovare dei finanziatori/collaboratori? Sono pazzo?
    Mi piacerebbe fare design della moda per poi diventare designer e fare vestiti normali, non di alta moda, ma , secondo lei uno che esce da una scuola di design riesce poi a trovare lavoro come designer? quanto guadagna? Deve lavorare per lunghi periodi in paesi poveri dove si fabbricano i capi? Quanto dura la gavetta? E’ possibile mettersi in proprio per poi vendere disegni da far produrre e vendere a diverse ditte? E’ possibile creare soltanto vestiti consoni al proprio stile e basta(Abercrombie, stone island, woolrich, napapijri)?
    PS: se non riesce a rispondere alle domande mi può dare un contatto di qualcuno che sappia?
    Alberto Nicoli

    Grazie

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