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Cambridge strappa il primo posto ad Harvard

11 set 2010 Nessun commento
Cambridge Vs Harvard

La Cambridge University sorpassa Harvard. A rivelarlo è QS World University Rankings. Negli ultimi cinque anni l’università americana ha mantenuto la prima posizione nella classifica delle migliori università del mondo, e sembrava quasi naturale che il suo dominio dovesse rimanere incontrastato. Col 2010, invece, lo scettro è passato all’università britannica, sempre di poco dietro ad Harvard e sempre sul punto di surclassare l’avversaria (il suo posto, infatti, è oscillato tra il 2004 e il 2009 tra la seconda e la terza posizione).

Nella top ten troviamo Yale, l’UCL (University College London), il MIT (Massachusetts Institute of Technology), passato dal nono posto dell’anno scorso al quinto di quest’anno, e ancora University of Oxford, Imperial College London, University of Chicago, Caltech (California Institute of Technology), anch’esso in ascesa come il MIT, e infine Princeton University. Ma in tutto questo trionfo di eccellenze, che fine avranno fatto le università italiane?

La risposta è presto data: l’Università di Bologna con il suo 176°posto si guadagna il titolo di migliore università d’Italia, a seguire La Sapienza di Roma, l’Università degli Studi di Padova, il Politecnico di Milano, l’Università di Pisa, e ancora quelle di Firenze, Pavia, Trento, Trieste, Roma Tor Vergata. Con l’eccezione dell’Università Federico II di Napoli, che dal 451°posto del 2009 ha fatto un balzo fino al 401°posto del 2010, è facile notare come tutti gli atenei menzionati abbiano sede da Roma in su. E’ possibile, allora, azzardare l’ipotesi di un divario tra Nord e Sud anche sul versante della formazione accademica. Ma quali sono stati i parametri di cui si è tenuto conto per giungere a questi risultati?

Prima di tutto va detto che a partecipare al sondaggio di opinione sono stati oltre 15 mila accademici e leader universitari internazionali, mentre  i criteri utilizzati sono stati i seguenti: l’internazionalizzazione, l’occupazionalità dei laureati, la qualità della ricerca e le risorse destinate all’insegnamento.

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