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Manager HR con ottica business

10 lug 2009 Nessun commento
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Nelle fase difficili per l’economia le aziende adottano sempre più strategie in grado di garantire la tenuta sul mercato e la conservazione delle migliori risorse in vista della ripresa. Una situazione che spiega il cambiamento in atto nel settore delle risorse umane, con i professionisti chiamati da una parte a salvaguardare l’impronta umanistica, dall’altra a tenere costantemente sott’occhio le esigenze di budget che arrivano dal management. Una ricerca costante di equilibrio che porta a ripensare in chiave più economica il mondo delle HR, senza abbandonare gli aspetti psicologici tanto importanti nelle fasi di transizione.

Risparmio o sviluppo
Tagliare i costi per rispettare le ristrettezze di budget o salvaguardare le risorse presenti in azienda per non perdere il treno della ripresa? È il dubbio intorno al quale si arrovellano molti direttori del personale. Un domanda che ha una risposta obbligata: occorre cercare di salvaguardare entrambi gli aspetti per non perdere di vista le esigenze di breve termine, così come quelle di medio-lungo. Ecco, dunque, che i diversi professionisti impiegati nel campo della risorse umane stanno cambiando volto: solitamente poco avvezzi con i numeri e la matematica, in questa fase sono chiamati a definire e salvaguardare i principali indicatori economici decisi ai piani alti dell’azienda. Questo spiega anche il cambiamento in atto nei programmi formativi di alcuni master, che stanno affiancando ai classici percorsi in sviluppo e organizzazione, moduli di approfondimento sulle tematiche di bilancio.
La nuova stagione delle relazioni industriali
La recessione sta cambiando volto anche al comparto delle relazioni industriali. Dimenticate le grandi battaglie sindacali che hanno caratterizzato l’economia italiana degli anni Settanta e Ottanta e che hanno visto il baricentro nelle fabbriche, oggi è il momento di puntare sull’unione, piuttosto che estremizzare le posizioni delle controparti. Un numero crescente di aziende sta adottando contratti di solidarietà, che prevedono meno ore di lavoro – e quindi stipendi ridotti – in cambio della salvaguardia dei posti di lavoro. Altre stanno puntando sulla Cassa integrazione a rotazione, in cui il sacrificio viene fatto a turno dalle varie divisioni di lavoratori, anche qui in cambio della ripresa a pieno regime una volta superata la fase più
critica. Tutte soluzioni che impongono la presenza di professionisti delle relazioni industriali dotati di grandi capacità dialettiche e di interrelazione, chiamati a condurre in porto gli obiettivi aziendali con il minor impatto negativo sulla continuità di business e sulle motivazioni del personale. Ma il professionista in questione è chiamato anche ad altri compiti: le normative del lavoro sono in costante evoluzione e spesso non ci sono né il tempo, né le risorse per affidarne l’interpretazioni a legali esterni. Ragion per cui è necessario un manager interno con solida preparazione giuridica e disponibilità all’aggiornamento continuo.


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