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Il colloquio di selezione e gli stili di conduzione

17 mar 2008 Nessun commento
Il colloquio di selezione e gli stili di conduzione

Quando ci si prepara a sostenere un colloquio attraverso la lettura di manuali, la ricerca di informazioni in internet o il confronto con gli amici, ci si accorge che le domande poste dal selezionatore tendono ad essere le stesse. Non esiste però un colloquio che sia uguale ad un altro. Il colloquio di selezione, basandosi sulla comunicazione tra persone, diventa inevitabilmente un evento singolare, irripetibile, frutto dell’interazione tra le personalità del selezionatore e del candidato. Un colloquio di lavoro può assumere così forme anche molte diverse tra loro sulla base, ad esempio, dello stile di conduzione dell’intervistatore.

Ipotizziamo di essere intervistati in un clima informale, da un selezionatore amichevole, particolarmente cordiale, che tende a porre poche domande e permette di raccontare di sé a ruota libera. Si tratta di una stile che potremmo definire “laissez-faire”: molto affabile, quasi confidenziale, sulla carta probabilmente la situazione ideale per l’intervistato perché per nulla ansiogena. In realtà è una modalità rara, poco utilizzata dai selezionatori (almeno da quelli non improvvisati ma debitamente formati sulla gestione delle risorse umane) in quanto scarsamente utile.

Un colloquio di questo tipo rischia infatti di essere poco strutturato quando, al contrario, il selezionatore necessita di mantenere il ruolo di conduttore del colloquio e non di scoprire, a incontro concluso, di non aver raccolto le informazioni necessarie ad una valutazione adeguata del candidato. I rischi sono a carico anche del candidato che, in una situazione di eccessiva informalità, potrebbe non porre la dovuta attenzione a quanto e a come si descrive e percepire il selezionatore quasi come un amico e non come il professionista che deve valutarne il profilo professionale e personale per sceglierlo e preferirlo ad altri candidati.

Provare ansia certamente non è piacevole ma quel pizzico di adrenalina che, in una situazione di valutazione, rende attenti e consapevoli non può che giovare.Ora immaginiamo di essere, al contrario, subissati di domande, magari poste con fare aggressivo, provocatorio e sarcastico. Si tratta di una modalità “interrogatoria”, pressante, eccessivamente indagatrice che da vita a quella che in gergo viene definita “stress interview”. Il selezionatore pone domande molto dirette, finanche intrusive e il candidato rischia di esserne spiazzato, infastidito e di reagire a sua volta con aggressività o, in maniera passiva, ammutolendo in pieno sconcerto.

In realtà, anche in questo caso, si tratta di uno stile utilizzato per lo più nei colloqui di selezione di alcune specifiche figure professionali quali quelle legate all’area commerciale o al post vendita, con l’obiettivo di sondare da subito la capacità del candidato di reagire efficacemente a situazioni problematiche e frustanti che mettono a dura prova la propria emotività. Si tratta di una modalità certamente stressante per il candidato e che, tra l’altro, non contribuisce affatto ad una immagine positiva dell’azienda. Per questo motivo, ma ancor prima per questioni di eticità e correttezza nei confronti del candidato, il selezionatore dovrebbe sempre spiegare, a colloquio concluso, perché ha adottato un comportamento di questo tipo.
Infine ipotizziamo di essere intervistati da un selezionatore efficiente, cordiale ma rigoroso, che, con competenza, guida l’andamento del colloquio permettendo un confronto con il candidato che faccia acquisire ad entrambi le informazioni necessarie a valutare la fattibilità di una collaborazione con l’azienda. Non incalza con domande eccessive e/o fuori luogo, esplora tutte le aree di valutazione del profilo del candidato senza eccedere nella sfera privata, lascia che l’intervistato risponda con compiutezza e puntualità alle domande e ne possa rivolgere a sua volta.

È uno stile che potremmo definire semplicemente “professionale” e che è generalmente il più adottato proprio perché permette di ricavare il maggior numero di informazioni utili in un clima disteso e di offrire un’ immagine positiva dell’azienda. Al di là di come si concluderà la selezione, è probabile infatti che rimanga il ricordo di essere entrati in contatto con un’ azienda seria e professionale.
Le tre modalità descritte sono esemplificative, in realtà possiamo immaginare un continuum con i tre stili a rappresentare delle polarità e con i diversi selezionatori che, a seconda delle loro specificità, si collocano in diversi punti del continuum. Esistono dunque potenzialmente tanti stili di conduzione quanti sono i selezionatori. L’utile è sapere cosa ci si può da aspettare da un colloquio e imparare ad affrontare queste tre situazioni tipo. Raccontare di sé senza divagazioni o confidenze inappropriate nel primo caso; gestire con assertività la frustrazione, il fastidio o la rabbia nel secondo; sfruttare l’opportunità di promuoverci al meglio nel terzo.

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