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Capire e gestire la propria intelligenza emotiva

14 mar 2008 Nessun commento
Capire e gestire la propria intelligenza emotiva

La definizione di intelligenza ha sempre creato qualche problema poiché non è semplice codificare e definire questa capacità del comprendere i fatti e le astrazioni e di coglierne i nessi, di utilizzare processi logico-razionali per generare idee e deduzioni, di procedere per analisi e/o sintesi, di fare ragionamenti complessi e di renderli trasferibili ecc. È difficile misurare l’intelligenza perché troppe sono le variabili in gioco, è difficile codificarla perché troppe sono le forme in cui si esprime e troppe le influenze culturali da isolare.

Se poi, anziché parlare di “intelligenza” parliamo di intelligenza emotiva, complichiamo ancora di più la situazione!
Verissimo, però almeno non corriamo il rischio di isolare la parte razionale della persona, escludendo artificialmente tutte le influenze che provengono dal suo mondo emotivo, che così larga parte ha sui suoi processi logico-razionali, sulla sua capacità di utilizzare bene le competenze, e su tutta una serie di abilità trasversali come gestire l’incertezza, decidere, convincere gli altri, scegliere, rischiare… per rimanere nell’ambito professionale (perché in realtà stiamo parlando del prendere in considerazione il modo di esprimersi/agire e di condurre la propria esistenza).
Bene, consideriamo quindi che ciascuno di noi ha a sua disposizione per muoversi nel mondo la sua intelligenza e le sue emozioni, e per semplicità diciamo che alla prima corrispondono le nostre capacità logico-razionali e alle seconde il nostro mondo interno – meno conosciuto anche da noi stessi.

Immediatamente comprenderemo che, se vogliamo utilizzare in modo opportuno questa “miscela”, ci sarà utile:
– essere più consapevoli dei nostri processi emotivi, e del modo in cui questi influenzano i nostri modi di ragionare e pensare
– essere consapevoli di quanto influenzano i nostri comportamenti e quindi la nostra vita di relazione
– appropriarci di strategie per affinare alcuni aspetti della nostra intelligenza emotiva, primi fra tutti quelli che ci portano a utilizzare male le competenze logico-razionali. Per esempio, trovare una strada per gestire quell’ansia da esame che spesso ci ha fatto prendere un voto più basso di quello che la nostra preparazione avrebbe meritato.

A questo punto salta all’occhio che ahimè, siamo stati ben poco educati a dedicare attenzione consapevole all’influenza che le nostre emozioni hanno sui nostri comportamenti! A partire dalla scuola, che ci ha spesso stressato sui contenuti (e quando l’ha fatto siamo stati fortunati) mettendo fra parentesi il nostro peculiare modo di sentire. Proviamo allora ad analizzare le caratteristiche della nostra intelligenza emotiva a partire dalla definizione di D. Golemanintelligenza emotiva è la capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, di motivare noi stessi, e di gestire positivamente le nostre emozioni, tanto interiormente, quanto nelle relazioni sociali”.

Per fare qualche esempio concreto, stiamo parlando delle capacità di:
motivare se stessi e di continuare a perseguire un obiettivo nonostante le frustrazioni;
controllare gli impulsi e rimandare la gratificazione;
modulare i propri stati d’animo evitando che la sofferenza impedisca di pensare;
• essere empatici e sperare
• darsi un buon autocontrollo
• ascolto di sé e degli altri
• saper difendere i propri spazi di pensiero e di azione
• attenzione per gli altri e la curiosità per la loro diversit�
• agire nel presupposto che il mondo intorno a noi sia favorevole e non sempre minaccioso e nemico

Perché queste caratteristiche sono importanti? Nel mondo del lavoro, il possesso e l’impiego di queste abilità ci rende adatti ad affrontare responsabilità senza soccombere ad esse, a ricoprire ruoli di coordinamento e di gestione di collaboratori, ci regala qualche momento di serenità in più, ci aiuta a intuire dove sono le opportunità, fa in modo che gli altri ci siano favorevoli, ci mette in grado di attendere la svolta positiva dopo una serie di insuccessi. Perseguire con tenacia le idee in cui crediamo.
Mentre una certa carenza rende difficile fare i capi per mancanza di autorevolezza, toglie credibilità alla presentazione di un progetto per altri aspetti valido, non consente di aspettare che le condizioni al contorno evolvano positivamente, ci impedisce di trovare la battuta che sdrammatizzerebbe una situazione, toglie forza ai nostri argomenti di vendita.

Insomma, le caratteristiche dell’intelligenza emotiva sono complementari a quelle dell’intelligenza razionale, logico-deduttiva, e concorrono nel definire le abilità di cui disponiamo per muoverci nel mondo del lavoro. Ecco perché è importante allenarci a riconoscerle, perché solo così possiamo indirizzarci nei settori e nelle situazioni che ci valorizzano senza penalizzarci.

Del resto, il selezionatore aziendale valuta nei giovani proprio il possesso/la carenza di queste caratteristiche. Cerca risposte a domande come: questo giovane ingegnere con una laurea brillante avrà la tenacia necessaria per lavorare in un contesto culturale ostile all’innovazione? Oppure: questo laureato in lingue ha l’autorevolezza necessaria per insegnare a persone più adulte e importanti di lui? Chi di questi ragazzi avrà la migliore tenuta emotiva, rispetto al rischio di burn-out connesso con i lavori di contatto con il pubblico? Quale di questi potenziali ricercatori ha la migliore resistenza, pensando a quando sarà posto davanti alla frustrazione derivante dalle incognite della ricerca di base?

Pronti all’autoanalisi dunque! anche perché queste abilità possono essere migliorate e sviluppate, selezionando sia buone letture sia buone esperienze. Per iniziare potreste vedere o rivedere qualcuno fra questi film:
Le invasioni barbariche, Denys Arcand 2003
Camminando sull’acqua, Eytan Fox, 2004
Le mele di Adamo, A.T.Jensen, 2005
Volver, Pedro Almodovar, 2006
Oppure potreste leggere le poesie di Wislawa Szymborska.


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