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Il primo lavoro dei neolaureati italiani

25 ago 2010 Nessun commento
business man getting ready for an interview

Il contratto a tempo determinato è ormai un’eccezione. Questo il risultato dell’indagine Gidp, l’associazione italiana dei responsabili delle risorse umane, sul rapporto tra imprese e giovani che escono dagli atenei italiani. Quest’anno, infatti, solo il 5,46% dei neolaureati entrati in azienda, ha avuto la possibilità di firmare un contratto a tempo indeterminato. Dopo l’introduzione negli anni di norme che hanno favorito forme atipiche di lavoro e la crisi economica che ha provocato un ulteriore restringimento delle chance, i contratti a tempo indeterminato sono sempre meno frequenti.

Ma quello del posto fisso, in un tempo fatto di attimi e di fugacità come quello attuale, non è forse un mito da sfatare? Visto l’inasprirsi della concorrenza e della competitività a livello mondiale, probabilmente sì. D’altra parte, essere sottoposti quotidianamente a nuovi stimoli, a nuove mete da raggiungere, anche dal punto di vista contrattuale, non può far altro che aiutare il professionista ad acquisire quelle capacità tangibili e intangibili utili al raggiungimento di un posto di elevata caratura all’interno del mercato del lavoro e, dunque, di qualcosa in più rispetto al posto fisso.

Comunque, secondo i dati dell’indagine, che ha coinvolto un focus group di 120 direttori del personale, le ricerche sono sempre più brevi, tanto che la maggior parte vengono chiuse in meno di un mese. Il bacino a cui attingono con più frequenza le imprese sono gli uffici placement universitari, mentre cresce il numero delle aziende che utilizza le vetrine dei career site realizzati nell’ambito del sito aziendale. Tra i requisiti che colpiscono l’attenzione dei selezionatori, poi, la conoscenza delle lingue ed una certa disponibilità alla mobilità territoriale.

Dunque, secondo i dati Gidp, il 38% delle imprese campione, ha assunto oltre la metà dei neolaureati in stage. A chi avrà superato positivamente il periodo di stage verrà proposto nel 30% dei casi un contratto a tempo determinato, mentre il contratto di inserimento sarà offerto al 17,45%, la stessa percentuale presenterà l’opzione di apprendistato professionalizzante e ancora il 17,45% il contratto a tempo indeterminato. Un alto nove per cento passerà per un altro contratto di collaborazione mentre l’8 per cento per un contratto temporaneotramite un’agenzia del lavoro.

Se teniamo conto, inoltre, della paga d’entrata, che oscilla tra i 22.000 ai 26.000 €, lo scenario, nonostante la fine del posto fisso, è più che incoraggiante. L’importante è tenersi sempre aggiornati, pronti e al passo coi tempi.

Per maggiori informazioni si rimanda al sito internet del Gidp alla pagina www.gidp.it


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