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Lavoro, il riscatto dei triennalisti

13 feb 2008 Nessun commento
Lavoro, il riscatto dei triennalisti

La laurea triennale piace alle imprese e aiuta a trovare lavoro. È il dato che emerge da un rapporto del consorzio Cilea tra i laureati fino al 2006. Il Cilea è il Consorzio Interuniversitario Lombardo per l’Elaborazione Automatica fondato nel 1974 cui aderiscono attualmente dieci università e il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR). Esaminando l’inserimento lavorativo dei dottori di 13 atenei italiani, i ricercatori del progetto Stella hanno rilevato che chi cerca occupazione dopo il triennio riesce a trovarlo nell’82% dei casi (che sale al 93% per chi esce da uno degli atenei lombardi).

Un dato che, dunque, smentisce il luogo comune che vorrebbe i triennalisti snobbati dal mercato perchè considerati poco preparati per le esigenze del mondo aziendale.
Fra i laureati triennali, quasi raddoppiati nell’ultimo biennio, il 55% del campione si mette a cercare subito un lavoro, anche se questo non si traduce sempre in un abbandono degli studi. Sei triennalisti su dieci proseguono gli studi, alternando lavoro e formazione, con punte di oltre il 90% per gli studi ingegneristici ed economici. Questo indica un cambiamento in atto nella percezione della laurea di primo livello, sempre più spesso utilizzata per approcciarsi al mondo del lavoro, con la consapevolezza di doversi ulteriormente formare per puntare a una carriera più prestigiosa.Ragazze più studiose
Le ragazze si mostrano più studiose dei loro colleghi maschi. Infatti, il numero totale di laureate censite nei 13 atenei (117.234) supera quello dei laureati (97.323). La laurea triennale, oltre a velocizzare lo sbarco sul lavoro, sembra incidere positivamente anche sul livello di istruzione dei giovani: infatti il numero di laureati cresce al ritmo del 4,9%, riducendo così il gap tra l’Italia e gli altri paesi economicamente avanzati.

Per avere un quadro più chiaro della situazione occorrerà però attendere la fine della fase di transizione che il sistema universitario italiano sta attraversando: nel triennio considerato, infatti, i laureati del vecchio ordinamento si sono quasi dimezzati, mentre quelli di primo livello sono aumentati da 23.361 a 39.276. Variazioni analoghe si registrano anche per gli altri laureati italiani (quelli non censiti da Stella): quelli del vecchio ordinamento si sono ridotti in media del 19,8% mentre quelli di 1° livello sono aumentati in media del 34,3%.

Si riduce la permanenza all’Università
La riforma universitaria ha impresso un’accelerazione nei curricula individuali, incrementando il numero di laureati in corso. Nel gruppo linguistico, si laurea in tempi canonici il 29% dei ragazzi, contro il 20% registrato nel 2004; nel chimico-farmaceutico la quota nel biennio considerato passa dal 28 al 36%; il settore economico-statistico registra un balzo dal 35% di laureati nel 2004 al 45% del 2006, mentre il politico-sociale passa dal 29 al 37%. I dati, di per sé positivi, nei prossimi anni andranno riletti alla luce del riscontro occupazionale: il rischio paventato da molti analisti è, infatti, che a una riduzione dei tempi impiegati per laurearsi faccia da contraltare un livello inferiore di preparazione, che andrà a ricadere sulle capacità di carriera.

Il 60% dei laureati sopra quota 100
Quota 100 è considerato lo spartiacque della votazione di laurea: sei laureati su dieci tra quelli censiti superano questa soglia e quattro su dieci si spingono anche oltre quota 105. Il dato rimane sostanzialmente stabile negli anni, senza risentire particolarmente del trapasso dal vecchio al nuovo ordinamento dell’università. Circa un terzo dei laureati con votazioni molto basse (inferiori a 91/110) appartiene al gruppo Ingegneria e circa un quinto ai gruppi Economico-Statistico e Giuridico. Ingegneria presenta però una buona percentuale di laureati nelle classi di voto più elevate: nel 2006 questi raggiungono il 14% nella classe 106-110 e il 12,1% nella classe 110 e lode. Tra i laureati con lode, il primato va al gruppo Medico e a quello Letterario, entrambi con il 15% del totale.


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