I nuovi criteri sulla contabilità internazionale, la direttiva europea sul risparmio e le accresciute tutele per gli azionisti di minoranza. La normativa internazionale in campo finanziario è in rapida evoluzione e questo sta provocando uno scossone sulla forza lavoro impiegata da banche, società di intermediazione mobiliare ed sgr. Il trend emergente vede un progressivo ricorso ai pre-pensionamenti per gli over 55, a favore dell’assunzione di nuove leve, in grado di rispondere meglio alla necessità della globalizzazione e all’ondata di fusioni e acquisizioni che sta coinvolgendo il mondo del credito. Le professioni della finanza sono tra le più gettonate dai giovani laureandi e neolaureati anche per le prospettive retributive elevate: trattandosi nella maggior parte dei casi di figure legate ai risultati ottenuti, sono infatti previsti quote variabili che possono arricchire sensibilmente e in alcuni anche far raddoppiare lo stipendio assunto come base.Tra le figure più gettonate nell’attuale fase di mercato vi è l’analista finanziario, vale a dire il professionista incaricato di analizzare i bilanci aziendali per valutare lo stato di salute, le prospettive di sviluppo, le strategie e il valore delle società esaminate. Un risultato che viene raggiunto passando ai “raggi x” i bilanci aziendali e che per questo richiede doti di pazienza e precisione. Sono soprattutto gli istituti di credito a richiedere questi specialisti e lo stanno facendo a ritmo accelerato da qualche mese. L’avvento della direttiva Mifid sul risparmio ha di fatti cambiato volto in maniera radicale al mercato: tutte le aziende clienti ricevono un rating dalla banca, in base al quale vengono fissate le condizioni di accesso al credito. Questo significa che un giudizio errato può portare a concedere credito facile a un debitore che poi si rivelerà insolvente. La laurea in una delle discipline economiche è indispensabile per proporsi alle aziende del settore, meglio se accompagnata da un master in Mercati finanziari.
Se l’analista è il professionista del debito per antonomasia, il promotore finanziario rappresenta l’altra faccia della medaglia, quella del credito. Il suo obiettivo consiste, infatti, nel fornire consulenza a persone e imprese su come meglio investire il denaro scegliendo tra titoli di Stato azioni, obbligazioni, fondi di investimento e strumenti derivati. Questa attività in genere viene svolta come dipendente di una banca o libero professionista collaboratore di una società di intermediazione mobiliare (Sim). Per svolgere la professione di promotore occorre superare un esame di Stato che abilita all’iscrizione nell’albo professionale. I promotori non devono essere necessariamente laureati in Economia; non possono però prescindere da una competenza avanzata in materia finanziaria. Trattandosi di un venditore, il promotore deve essere una persona capace di tessere e rafforzare le relazioni, deve essere dotato di spirito di persuasione e avere un approccio imprenditoriale. Più che nel caso dell’analista, il suo stipendio sarà legato a doppio filo con la capacità di far fruttare i risparmi di chi si affida a lui nelle scelte di risparmio.
La massima aspirazione per molti professionisti dell’area finanziaria è trovare lavoro negli hedge fund o nel segmento del private banking. Si tratta di due settori di nicchia, riservati alla clientela facoltosa e in grado di assicurare agli operatori del settore elevate commissioni: gli hedge sono fondi speculativi che hanno il compito di conseguire profitti anche nelle situazioni avverse per il mercato e che per questo motivo hanno bisogno di professionisti capaci di intuire in anticipo i trend. Il private banking indica, invece, tutte le soluzioni finanziarie pensate appositamente per la clientela con non meno di 500mila euro in gestione. Trattandosi di settori relativamente nuovi per il mercato italiano, non ci sono attualmente grandi specialisti, per cui gli operatori del mercato spesso si rivolgono a giovani provenienti da una carriera presso business school prestigiose, meglio se con un taglio internazionale. Le retribuzioni per gli analisti junior partono solitamente dai due mila euro lordi mensili, per poi crescere rapidamente nei primi dieci anni di attività, man mano che si sale nella piramide delle responsabilità. Al vertice ci sono i gestori, vale a dire coloro che in concreto scelgono come investire i soldi dei risparmiatori.
Ormai da parecchi anni la finanza è diventata pane quotidiano anche per la vita delle imprese, che hanno bisogno di strutturare in maniera professionale il flusso di incassi, pagamenti, finanziamenti e crediti. Spesso le società si rivolgono a giovani neolaureati o con brevi esperienze di lavoro per inserirli nella divisione di tesoreria. La carriera di solito inizia affiancando il tresaury manager nella gestione, controllo e pianificazione della finanza aziendale. Il che comporta una mappatura costante del capitale circolante, la gestione dei prelievi e versamenti e la predisposizione del budget annuale.
Al servizio delle banche, ma dal fronte degli istituti di credito: è l’attività che tocca agli advisor finanziari. Professioni che accompagnano le aziende clienti nella quotazione in Borsa; le affiancano nelle principali operazioni di fusione e acquisizione e cercano tra i testi normativi spiragli per finanziamenti. In genere questa professione è svolta in team composti da una decina o più di persone, con a capo una o due figure senior, che hanno maturato anni di esperienza, e un gruppo nutrito di junior. Questi ultimi solitamente vengono scelti tra i laureati in Economia. Inseriti solitamente in azienda dopo un periodo di stage (retribuito da 500 a mille euro mensili) possono poi guadagnare fino a 1.500-2.000 euro dopo due o tre anni, quando cominciano a scalare posizioni.












































