Da oggi non dovremo preoccuparci solo di scrivere un buon curriculum vitae e di prepararci a sostenere dei colloqui di selezione convincenti ma anche di comparire e promuovere con efficacia la propria presenza nel web.
Eh si, perché l’incrocio domanda-offerta è da tempo che non si gioca più sul terreno delle bacheche dei centri per l’impiego o dell’invio cartaceo di un curriculum in risposta ad una inserzione apparsa su un quotidiano che se non è preistoria, quasi.
Il presente e il futuro sono racchiusi nel web e non parliamo tanto di e-recruitment perché cercare lavoro tramite portali di annunci o autocandidarsi inserendo il proprio profilo nella sezione “Lavora con noi” dei siti aziendali è una prassi comune e consolidata, parte di qualsiasi ricerca attiva del lavoro degna di questo nome. Ci riferiamo piuttosto al fatto che sempre più i selezionatori cercano nuovi talenti o informazioni sui candidati nel web, tra blog, community e social network vari così come le persone stesse si “mettono sul mercato” sfruttando questi canali virtuali.
Internet sta così cambiando non solo il nostro modo di lavorare ma anche il modo in cui cercare lavoro e sviluppare la propria carriera. Un esempio concreto è LinkedIn, network in cui è possibile registrare il proprio profilo professionale, rispondere ad offerte di lavoro (poche per ora però quelle provenienti da aziende italiane), cercare vecchi e nuovi contatti, trovare opportunità. A fine 2008 LinkedIn contava ben 33 milioni di utenti tra cui, secondo il settimanale statunitense Fortune, i dirigenti delle 500 più importanti aziende internazionali.
Negli Usa, secondo uno studio realizzato dalla società di selezione del personale Robert Half International, pare che ben il 62% delle aziende assuma nuovi collaboratori ricorrendo proprio ai social network quali LinkedIn e non solo. Esistono e con successo anche Viadeo, Xing, ClaimID, Naymz, Plaxo per citarne solo alcuni. Cambiano le interfacce e le vesti grafiche ma la logica è la stessa: permettere la visibilità on line del proprio profilo e favorire lo scambio di idee, informazioni e contatti lavorativi.
Per non parlare dei network non specificatamente professionali (Facebook e MeetUp, tra i più noti) che ugualmente possono adempiere a questa funzione perché a un contatto nato per amicizia può sempre seguire una “dritta” lavorativa.
L’imperativo dunque è curare la propria immagine nel web perché le reti sociali virtuali avranno sempre più peso nell’offrire nuove opportunità. Il che apre scenari interessanti ma anche delicati a cui prestare attenzione perché a un’immagine è sempre associata una reputazione e a questa regola il web non si sottrae. Non è affatto semplice monitorare il frammentato e variegato mondo del web e finché non digitiamo in google il nostro nome non possiamo immaginare che cosa il web “sappia” di noi. Diventa così importante curare questa identità virtuale al pari di quella reale perché se nessuno sosterebbe un colloquio con i capelli spettinati o il rossetto sbavato, allo stesso modo non vorrebbe che in internet circolassero contenuti poco lusinghieri, se non screditanti, agli occhi di un possibile datore di lavoro.
A noi italiani sembrerà forse fantascienza ma in Nord America sono già nate aziende, come la Reputation Defender, esperte nel ripulire l’immagine web dei propri clienti e sempre statunitense è la Reach, società dedita al personal branding (lo sviluppo di se stessi come marchio da promuovere al pari di un qualsiasi altro prodotto) che riserva ampissimo spazio al self marketing tramite la rete (vedi “Per saperne di più″).
Attenzione quindi ai siti che bazzicate inserendo i vostri commenti, alle community a cui prendete parte, alle informazioni che inserite nei vostri profili perché non sapete da chi potrebbero essere lette e come potrebbero essere percepite.
Non abbiate però timore e sfruttate le opportunità che vi regala il web. C’è chi, ad esempio, ha deciso di mettere a frutto la rete partecipandovi attivamente tramite un blog. Luisa Carrada, business writer free lance, gestisce da anni il seguitissimo blog “il mestiere di scrivere”: aggiornato, ricco di contenuti niente affatto banali e curato graficamente, non è il miglior veicolo che potesse ideare per presentare concretamente la propria competenza e professionalità di editor e copywriter? E personaggi come Lily Allen e Paolo Nutini non sono passati da uno stato di completo anonimato a quello di giovani star della scena pop dopo aver proposto la propria musica su YouTube o MySpace e, grazie alla visibilità sulla rete, ottenuto contratti da discografici che prima li ignoravano? Ma non c’è bisogno di citare solo casi “eclatanti” per rendersi conto che una ricerca attiva del lavoro parte e partirà sempre più anche dal web. C’è addirittura chi pensa che in futuro il curriculum non esisterà più, sostituito da un semplice link a un profilo pubblico on line e forse non si tratta di uno scenario così difficile da immaginare.
Per saperne di più:
ChangeThis potete scaricare l’e-book “Build your brand in bits and bytes” scritto a quattro mani da William Arruda e Kirsten Dixson, esperti in quella che definiscono “personal branding strategy”: un po’ dispersivo e ridondante ma qua e la è possibile scovare qualche buon suggerimento su come promuovere la propria presenza nel web e superare indenni la prova del “personal googling”: “cosa accade quando veniamo cercati in internet tramite google? Quali informazioni compaiono? E come fare se non sono del tutto lusinghiere…?”.











































