Un profilo tecnico e uno commerciale sono in testa alle ricerche delle compagnie assicurative. A prima vista potrà apparire paradossale, ma anche in una fase di ripresa della disoccupazione, le aziende del settore faticano a reperire sul mercato attuari ovvero laureati in statistica che deve abbinare competenze tecniche di analisi e certificazione dei bilanci con abilità manageriali nella costruzione di prodotti finanziari e assicurativi.
Non si tratta solo di una difficoltà italiana, considerato che anche il Wall Street Journal spesso dedica intere paginate ad approfondire le caratteristiche della professione e a indicare i percorsi formativi più adeguati per entrare in questo mercato. In Italia lo svolgimento dell’attività è subordinato all’iscrizione a un albo nazionale, diviso in due tronconi: junior e attuario classico. Attualmente sono circa 600 gli italiani che svolgono questa professione, ma la domanda delle aziende è più che doppia e tenderà a crescere parallelamente allo sviluppo della previdenza complementare, che apre nuove occasioni all’interno dei fondi pensione.
Diversamente l’agente è una figura tipica della divisione commerciale: si tratta di un libero professionista che sigla contratti con una (a questo proposito si parla di monomandato) o più agenzie (plurimandato), assumendosi in proprio i rischi legati alla professione (costi di gestione, sviluppo del portafoglio clienti e così via). La laurea in una delle branche di Economia solitamente è il requisito più considerato dalle compagnie al momento di scegliere le persone alle quali affidare l’incarico, oltre all’iscrizione all’albo degli agenti di assicurazioni. Di solito il percorso di carriera parte all’interno di una cordata già costituita, con la qualifica di sub-agente, per poi svilupparsi man mano che il professionista si radica sul territorio.











































