I fundraiser sono professionisti che lavorano nelle organizzazioni no profit per progettare, sviluppare e gestire le campagne di raccolta fondi, ma anche per mantenere i rapporti e rafforzare i legami con i sostenitori. Negli ultimi anni la professione si è diffusa con notevole rapidità, tanto che – pur in assenza di un vero e proprio censimento – da poche centinaia sono passati a oltre diecimila. Un tempo si trattava di volontari che, gratuitamente, mettevano a disposizione delle organizzazioni no profit la disponibilità a raccogliere donazioni. Oggi sono dei professionisti, con un rapporto di lavoro a tempo indeterminato e, molto spesso, con premi e incentivi riconosciuti in base ai risultati raggiunti.
Nel mese di maggio, in particolare dal 12 al 14 a Castrocaro Terme si sono riuniti oltre 600 rappresentanti della professione per il Festival del Fundraising, con un programma scientifico e di networking abbastanza importante. Altro evento che ha posto questa professione sotto i riflettori di tutti è stata la pubblicazione di una ricerca effettuata dal Cfre, organismo no profit con sede a New York che cura in alcune realtà occidentali le procedure di accreditamento dei candidati e che ha effettuato una fotografia aggiornata al 2009.
Dalla ricerca emerge che la specializzazione è abbastanza nuova, dal momento che un intervistato su tre dice ci svolgere la professione da meno di quattro anni e solo uno su venti la svolge da oltre nove. La fascia di età prevalente è quella che va dai 35 ai 44 anni e le donne sono il doppio degli uomini. Per quanto riguarda il titolo di studio, diplomati e laureati occupano oltre il 70 per cento dei posti.
Solo il 3,6% dei fundraiser opera per cause connesse alla fede e questo testimonia la forte presenza – presso le organizzazioni cattoliche – di volontari che si mobilitano in maniera efficace, tanto da rendere quasi superflua l’opera dei fundraiser.
La ricerca non prende in considerazione le retribuzioni ma per conoscere quanto può guadagnare un fundraiser ci si può rifare ad un’analisi recente della società italiana Mcs che ha stabilito in una cifra tra i 70mila e gli 80mila euro lordi il guadagno medio di un fundaiser e tra il 10 e il 20% la quota variabile in funzione degli obiettivi raggiunti. Sull’ammissibilità o meno di bonus o premi di risultato, peraltro, è in corso da tempo un confronto acceso e le sigle di rappresentanza, tra le quali la più importante è Assif, hanno redatto codici etici e norme deontologiche per mettere un poco di ordine nel settore.











































