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La laurea paga in termini di stipendio, ma nel lungo periodo

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Sarà capitato sicuramente a molti di sentire pronunciare questa frase da un giovane fresco di studi alle prime esperienze nel mondo del lavoro: “Forse non conveniva spendere tante energie per lo studio, visti i risultati”. Perché l’inizio della carriera lavorativa è sicuramente più complicato che in passato, quando il titolo di laurea era da solo sufficiente ad aprire le porte per una veloce progressione di ruoli. Eppure le statistiche continuano a smentire i luoghi comuni e il disfattismo. Occorre avere pazienza, tenere duro, anche se le soddisfazioni non sono immediate, perché nel lungo periodo la laurea paga, anche in termini retributivi.
Secondo uno studio realizzato dalla Cisl, un dipendente laureato guadagna mediamente il 64% in più rispetto a un altro che si è fermato alla scuola dell’obbligo. In termini numerici si confrontano 44.804 euro lordi annui contro 27.242. Analizzando in profondità la ricerca, si scopre che il differenziale tende ad ampliarsi con il tempo. Se per un dipendente laureato con meno di 30 anni e uno con la scuola dell’obbligo la differenza è del 30%, a 40 anni sale all’80% e a 50 anni raggiunge il doppio. Il laureato se la passa meglio anche del diplomato (+37%) e del titolare di una qualifica professionale (+45%). A conti fatti, dunque, i soldi spesi nella propria formazione costituiscono l’investimento più redditizio in termini economici, se confrontati con qualsiasi altra scelta.

Tenere duro per fare carriera
Questi dati dovrebbero essere d’incoraggiamento per i giovani che muovono i primi passi della carriera. Infatti, secondo l’ultima indagine di Almalaurea, a dodici mesi dal conseguimento del titolo accademico, il reddito mensile netto risulta pari a 1.059 euro. Una somma che rende difficile l’autonomia economica per i giovani. Tuttavia, a tre anni dalla laurea lo stipendio sale del 14% e a cinque anni del 30%. Va sottolineato, comunque, in termini reali nel 2008 un neo-laureato guadagna meno di un suo collega che si è trovato nella medesima situazione sei anni prima, ma il dato non è molto diverso se si considera il totale degli attuali occupati, che negli ultimi tempi hanno visto erodersi inesorabilmente il loro potere di acquisto.

Tra i laureati di primo e secondo livello le differenze retributive nelle fasi iniziali della carriera sono minime: considerando tre anni dal conseguimento del titolo, l’Istat ha certificato che i laureati quinquennali impiegati a tempo indeterminato guadagnano mediamente 1.310 euro, contro i 1.293 euro dei triennalisti. Tra quanti hanno concluso corsi lunghi nel 2004, guadagnano di più i laureati del gruppo medico (1.881 euro), seguiti da quelli dei gruppi ingegneria (1.466 euro) ed economico-statistico (1.360 euro). Per quanto riguarda il titolo triennale, ai primi posti della graduatoria degli stipendi si collocano i laureati nelle professioni sanitarie afferenti al gruppo medico (1.414 euro), preceduti solo da quelli del gruppo difesa e sicurezza (1.648 euro).

Stipendi differenziati per settori
Di retribuzioni tra i neolaureati si occupa anche una ricerca condotta da Gidp (Gruppo Intersettoriale Direttori del Personale), secondo il settore meno remunerativo per i neoassunti è il metalmeccanico, con uno stipendio iniziale di 21.610 euro annui lordi, mentre i servizi si attestano a quota 21.750 euro, comunque distanti dal top dei 25.762 che incassa chi lavora nel mondo della finanza o nel chimico-farmaceutico.

Detto delle prospettive retributive, va segnalato che i giovani sono tra i più ricercati in questo periodo dalle imprese. Secondo una ricerca condotta dal portale Miojob e da Gidp, dal titolo “I trend occupazionali delle imprese italiane”, le aziende che hanno previsto assunzioni per l’anno in corso tenderanno a preferire persone tra i 25 e i 34 anni. Questa fascia, infatti, coprirà oltre tre-quarti delle nuove assunzioni nell’anno in corso. Per quanto riguarda le varie figure professionali, gli impiegati sono richiesti soprattutto nell’area commerciale (28,0% del totale) e della produzione (14,7%). Quanto alla tipologia contrattuale, i direttori del personale aderenti a Gidp hanno evidenziato una preferenza per le forme temporanee di collaborazione: il 31,5%, quando pensa a un nuovo impiegato, indica gli stage e i tirocini, prevalentemente dedicati ai neolaureati.

Torna di moda il piccolo
Solitamente i giovani che muovono i primi passi nel mondo del lavoro, soprattutto se in possesso di un titolo accademico, tendono a preferire le grandi aziende o comunque i marchi affermati. Eppure una ricerca condotta da Confartigianato rivela che nelle imprese italiane con meno di 20 addetti, condotte da giovani con meno di 40 anni, nove dipendenti su dieci sono a tempo indeterminato. Sul totale degli occupati, l’incidenza del lavoro temporaneo nelle imprese con meno di 20 addetti è dimezzata rispetto al totale dell’economia. Il 15,4% delle aziende gestite da giovani conta laureati tra le sue fila: l’8,3% tra il titolare e/o i soci, il 4,5% solo tra i dipendenti, infine il 2,7% vede compresenza di titolari/soci e dipendenti con laurea. In generale, il fenomeno della presenza di giovani imprenditori è più dinamico che nel resto d’Europa.

per saperne di piu’:
www.gidp.it
www.almalaurea.it

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