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Laureati in Giurisprudenza con il sogno per la Law-Firm

07 apr 2010 Nessun commento
laureati-giurisprudenza

Conseguita la Laurea in Giurisprudenza, arriva il momento più difficile. Perché in Italia ci sono oltre 200mila iscritti all’Albo e gli spazi per i giovani tendono sempre più a restringersi. E perché, prima di arrivare a esercitare la professione, occorre effettuare un praticantato di due anni, seguito dall’Esame di Stato, tra i più duri nel nostro Paese, con una quota di promossi intorno al 30% per ciascuna sessione. Tralasciando quest’ultimo aspetto, per i giovani freschi di titolo di studio, il primo passo da compiere riguarda la scelta della struttura presso la quale effettuare il tirocinio.
Solitamente non è difficile trovare uno studio purché sia, ma il vero problema consiste nel trovarne uno che offra al contempo una vera occasione di formazione e possibilità future di carriera. Infatti, non sono rari i casi di neolaureati che vengono impiegati durante il tirocinio in attività amministrative ed esecutive, che ne mortificano il percorso professionale e ne limitano le possibilità di formazione. Il tutto solitamente condito da rimborsi spese di poche centinaia di euro, laddove non del tutto assenti. Senza dimenticare che la tendenza ad associarsi si sta facendo strada in tutte le categorie professionali e questo vale a maggior ragione tra i legali, che hanno bisogno di mettere insieme sensibilità e specializzazioni differenti.

L’alternativa dei grandi studi
Per tutti questi motivi i grandi studi sono un’alternativa da prendere in seria considerazione, anche se entrarvi a farne parte non è certo facile. Le Law-Firm con più di 50 professionisti non sono più di una trentina in tutta Italia e i giovani che aspirano a farne parte sono tantissimi. Chi vi entra, può contare da subito su una retribuzione intorno agli 800-1.000 euro mensili, ma soprattutto si trova a operare a fianco a fianco con alcuni tra i più affermati avvocati che operano nel grande Paese, con la possibilità di apprendere i segreti del mestiere e di creare le basi per entrare in un circuito di legali al top del mercato. I grandi studi legali hanno una struttura simile a quella delle aziende, con un direttore generale e differenti divisioni specializzate in singoli settori, che mettono dal primo giorno il giovane professionista a contatto con il mercato. Può così capitare di trovarsi a fare i conti sin da subito con un’operazione di fusione o acquisizione, con la ricerca di una soluzione per ristrutturare il debito aziendale o con attività di finanziamento per progetti nelle energie rinnovabili.

I requisiti
Il requisito che i selezionatori tengono in maggior conto è il voto di laurea: al di sopra del 107/110 la candidatura è presa in considerazione, mentre al di sotto di questa soglia è difficile superare la prima scrematura che porta al colloquio in sede. Trattandosi di realtà che spesso hanno a che fare con aziende internazionali, è fondamentale anche una conoscenza fluente della lingua inglese, meglio se accompagnata da un’infarinatura di un altro idioma straniero. Un certo peso lo assume anche il tema scelto per la tesi di laurea, che indica una chiara volontà di specializzazione in una particolare branca del diritto.

Conseguita la Laurea in Giurisprudenza, arriva il momento più difficile. Perché in Italia ci sono oltre 200mila iscritti all’Albo e gli spazi per i giovani tendono sempre più a restringersi. E perché, prima di arrivare a esercitare la professione, occorre effettuare un praticantato di due anni, seguito dall’Esame di Stato, tra i più duri nel nostro Paese, con una quota di promossi intorno al 30% per ciascuna sessione. Tralasciando quest’ultimo aspetto, per i giovani freschi di titolo di studio, il primo passo da compiere riguarda la scelta della struttura presso la quale effettuare il tirocinio. Solitamente non è difficile trovare uno studio purché sia, ma il vero problema consiste nel trovarne uno che offra al contempo una vera occasione di formazione e possibilità future di carriera. Infatti, non sono rari i casi di neolaureati che vengono impiegati durante il tirocinio in attività amministrative ed esecutive, che ne mortificano il percorso professionale e ne limitano le possibilità di formazione. Il tutto solitamente condito da rimborsi spese di poche centinaia di euro, laddove non del tutto assenti. Senza dimenticare che la tendenza ad associarsi si sta facendo strada in tutte le categorie professionali e questo vale a maggior ragione tra i legali, che hanno bisogno di mettere insieme sensibilità e specializzazioni differenti.

L’alternativa dei grandi studi

Per tutti questi motivi i grandi studi sono un’alternativa da prendere in seria considerazione, anche se entrarvi a farne parte non è certo facile. Le Law-Firm con più di 50 professionisti non sono più di una trentina in tutta Italia e i giovani che aspirano a farne parte sono tantissimi. Chi vi entra, può contare da subito su una retribuzione intorno agli 800-1.000 euro mensili, ma soprattutto si trova a operare a fianco a fianco con alcuni tra i più affermati avvocati che operano nel grande Paese, con la possibilità di apprendere i segreti del mestiere e di creare le basi per entrare in un circuito di legali al top del mercato. I grandi studi legali hanno una struttura simile a quella delle aziende, con un direttore generale e differenti divisioni specializzate in singoli settori, che mettono dal primo giorno il giovane professionista a contatto con il mercato. Può così capitare di trovarsi a fare i conti sin da subito con un’operazione di fusione o acquisizione, con la ricerca di una soluzione per ristrutturare il debito aziendale o con attività di finanziamento per progetti nelle energie rinnovabili.

I requisiti

Il requisito che i selezionatori tengono in maggior conto è il voto di laurea: al di sopra del 107/110 la candidatura è presa in considerazione, mentre al di sotto di questa soglia è difficile superare la prima scrematura che porta al colloquio in sede. Trattandosi di realtà che spesso hanno a che fare con aziende internazionali, è fondamentale anche una conoscenza fluente della lingua inglese, meglio se accompagnata da un’infarinatura di un altro idioma straniero. Un certo peso lo assume anche il tema scelto per la tesi di laurea, che indica una chiara volontà di specializzazione in una particolare branca del diritto.


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