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Nuove occasioni per umanisti

04 dic 2007 Nessun commento
Nuove occasioni per umanisti

Mediatori culturali, dei conflitti e diversity manager. Tre figure professionali pressoché sconosciute fino a pochi anni fa, che stanno prendendo piede tra le aziende e presso le Pubbliche Amministrazioni. A dimostrazione di un’accresciuta sensibilità verso l’eliminazione delle discriminazioni e la promozione del bilanciamento tra vita lavorativa e personale.
Quello che sta per concludersi è stato eletto dall’Ue Anno Europeo per le Pari Opportunità, con l’obiettivo di attirare l’attenzione dei cittadini europei sui vantaggi della diversità e sensibilizzarli sul diritto di tutti a godere di un trattamento uguale e di una vita senza discriminazioni determinate dall’origine etnica, dalla razza, dalla religione, dall’orientamento sessuale, dalle convinzioni personali o da handicap.Il diversity manager è la figura incaricata di trasformare le diversità in un arricchimento per l’azienda, integrando tra loro tutte le categorie di lavoratori. Il suo compito iniziale è dialogare con i dipendenti, per cercare di capirne le esigenze e le potenzialità a livello professionale. Dopo di che deve operare da stratega ideando soluzioni che valorizzino al massimo le capacità del dipendente ed eliminino eventuali difficoltà. La sua decisione può riguardare piccole cose, come lo spostamento da un ufficio all’altro, ma anche grandi strategie, come la promozione di corsi ad hoc per integrare il personale.

In genere il diversity manager è un laureato in Filosofia, Sociologia o comunque in una facoltà umanistica, ha una propensione naturale all’ascolto delle esigenze altrui, ma è anche bravo a progettare iniziative concrete di intervento e a convincere i superiori della bontà delle sue posizioni. Quasi mai è inquadrato come diversity manager, ma spesso a svolgere queste funzioni è chiamato un professionista delle risorse umane, che ha una certa anzianità di presenza in azienda e una propensione naturale alla condivisione delle esperienze.

Un’altra figura emergente è il mediatore dei conflitti, di solito una persona molto vicina alla direzione generale alla quale spetta il compito di ascoltare le diverse persone coinvolte nel progetto, smussare i contrasti che inevitabilmente sorgono e ricondurre a unità il team. Una dote indispensabile in questo lavoro è la pazienza perchè il professionista deve trovare una sintesi tra caratteri e ruoli nell’impresa molto diversi tra loro. Il lavoro in genere viene svolto da un umanista, dotato di una certa esperienza e naturalmente predisposto al problem solving.

Lavora sempre nel campo della mediazione, ma questa volta per la Pubblica Amministrazione o per organizzazioni non governative il mediatore culturale. Si tratta di un operatore in grado d’intervenire in situazioni in cui ci sia bisogno di un collegamento tra servizi pubblici e utenti stranieri. Il suo obiettivo è rimuovere gli ostacoli, favorire lo scambio e la comunicazione tra diverse culture. Generalmente, il mediatore culturale proviene da una comunità immigrata e conosce la realtà e le caratteristiche delle strutture nelle quali svolge i suoi compiti. La sua attività, infatti, consiste nella creazione di un contatto attraverso iniziative territoriali che variano in base alla provenienza, all’età e alle caratteristiche dei fruitori e del territorio nel quale opera.

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