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La Generazione Nonostante

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Non più “bamboccioni”, giovani cioè che non vogliono andar via di casa e metter su famiglia, o che non amano prendersi le proprie responsabilità, i ragazzi d’oggi vengono definiti come la Generazione Nonostante.

In calo demografico, molto formati – quasi tutti laureati – i giovani sono oggi culturalmente forti ma economicamente deboli. Sono proprio loro ad essere i primi ad avere difficoltà ad inserirsi nel mercato del lavoro o ad esserne espulsi dato che oltre il 75% dei contratti a tempo determinato riguarda la fascia d’età tra i 15 e i 34 anni.
La crisi ha tagliato quasi il 10% dei contratti a tempo determinato ed oltre il 12% dei contratti di collaborazione. In molti senza lavoro, il tasso di occupazione rimane infatti lontano dalla media europea, questo divario si è allargato proprio nell’ultimo ventennio, cioè quello che coincide con la flessibilizzazione del mercato del lavoro che avrebbe dovuto dare spinta e nuove opportunità all’occupazione. Senza contare che, essendo privi di tutele – tra lavori mal retribuiti e discontinui – la pensione futura rischia di non andare oltre la soglia della sopravvivenza con conseguenze sia sul piano sociale che su quello economico.

Il mondo dei precari
Il prezzo da pagare è costituito dalla difficoltà di incastrare i vari impegni e di gestire lo stress: i precari, infatti, non hanno quotidianità, la loro giornata tipo cambia molto frequentemente ed in più, dato che i lavori sono spesso poco retribuiti, chi può ne svolge anche altri, accumulando così diversi orari, sedi ed attività. Tutto ciò che si crea di conseguenza è un intreccio di impegni da incastrare nel tempo. Si può quindi intuire quanto affannata e difficile sia la dimensione familiare di questi lavoratori. Il reddito è sempre troppo basso e, ciò che genera più preoccupazione, è l’intermittenza lavorativa che lascia troppi spazi vuoti difficili da colmare in tempi brevi. Quando finisce un lavoro, il precario non sa se e quando ne comincerà un altro. Fino a quel momento regna una continua incertezza.

E’ questo il ritratto della cosiddetta Generazione Nonostante, costituita ragazzi che a dispetto di tutte le difficoltà si arrangiano e cercano di non subire la vita, ma di sceglierla.

Si tratta di un numero sempre crescente di giovani che, pur consapevoli di appartenere alla “generazione mille euro”, metafora della precarietà, hanno deciso di smettere di piangersi addosso e di costruire il proprio futuro. Nonostante la difficoltà di trovare un lavoro stabile o coerente con il titolo di studio, la nuova generazione ha deciso di rimboccarsi le maniche e di dedicarsi ad un progetto di futuro. Nonostante la difficoltà di ottenere un mutuo, questi giovani si mettono in coppia, stringono i denti e vivono un progetto familiare, dimostrando di aver imparato a convivere con le difficoltà di ogni giorno. Giovani che, nonostante tutto, fanno progetti, scommettono sul futuro e, a volte, ce la fanno.

Stiamo parlando di giovani neolaureati e di laureati nei primi anni di confronto con il mercato del lavoro. Affamati di esperienza, pronti a tutto pur di lavorare, anche a rapporti di lavoro sottopagati e non regolarizzati; in bilico tra il desiderio di restare e quello che appare sempre più come un necessario destino, cioè quello di trasferirsi altrove; continuamente sul baratro di ripiegare su un lavoro che avrebbero potuto svolgere anche senza anni e anni di formazione, ma che nonostante un sistema produttivo che non avvantaggia chi ha investito nella propria formazione, continuano a crederci, con quella forza dell’ottimismo che solo i giovani riescono a trovare, come uno scrigno, dentro di sé.

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