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Cresce la domanda di manager dell’energia

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Cresce la domanda di manager dell'energia

Il petrolio alle stelle, il traffico impazzito delle città e il riciclo dei rifiuti. Tre fenomeni sotto gli occhi di tutti, legati da un tratto comune: dalle emergenze stanno nascendo nuove professioni. Figure manageriali incaricate di ottimizzare le risorse energetiche e cercare nuove forme di efficientamento.
La professione più diffusa del settore è l’energy manager, vale a dire il professionista incaricato di ottimizzare l’approvvigionamento, la gestione e l’impiego di energia ed evitare gli sprechi. Si tratta di una professione prevista esplicitamente da una legge (la numero 10 del 1991), che indica espressamente ruolo e compiti. Tra le sue mansioni, la norma indica: l’individuazione di azioni, interventi, procedure e quant’altro necessario per promuovere l’uso razionale dell’energia; assicurare la predisposizione di bilanci energetici per l’ottenimento dei contributi previsti dalla legge stessa per interventi di razionalizzazione dell’uso dell’energia; compilare le schede informative e le diagnosi energetiche che verranno richieste dall’Enea. Tradotto in soldoni, sul manager dell’energia grava il compito di gestire l’intero processo dell’acquisizione e della gestione dei prodotti energetici.

Il suo lavoro inizia con un’analisi dell’offerta di energia che deve puntare a non strapagare le forniture. Successivamente, attraverso un’attività di reportistica e programmazione, deve garantire un utilizzo efficiente della stessa energia, scongiurando gli sprechi. Per diventare energy manager va bene qualsiasi laurea, anche se una base di conoscenze economiche è fondamentale. Alcune facoltà (tra le altre Roma, Milano, Bologna e Bari) hanno introdotto il percorso di laurea in Ingegneria Energetica, un ramo che abbraccia aspetti tecnici di gestione e programmazione del territorio a materie legate all’economia e alla gestione aziendale. Fondamentale è possedere una spiccata propensione all’analisi dei mercati e una vision strategica che consente di allocare al meglio le risorse. Le possibilità di trovare lavoro negli ultimi anni si sono moltiplicate: non solo più le aziende energetiche, ma anche quelle di altri settori, dotate di impianti di autoproduzione. Di tanto in tanto ci sono anche annunci di concorsi per energy manager indetti dalla Pubblica Amministrazione a livello locale.

Garantire gli spostamenti dei dipendenti e collaboratori, in modo da evitare l’imbuto del traffico. È la missione alla quale è chiamato il mobility manager, una figura in rapida diffusione che deve abbinare conoscenze di ingegneria dei trasporti, capacità strategiche nell’immaginare soluzioni innovative e abilità di coordinamento degli interventi. I mobility manager trovano lavoro tanto nel settore privato, quanto nel pubblico. Nel primo caso lavorano a stretto contatto con la direzione generale, con l’incarico di realizzare un piano di mobilità che consenta ai dipendenti di arrivare al lavoro senza intoppi.

Il suo lavoro si concentra sullo studio dei comportamenti degli utenti medi e sulla domanda di trasporto a livello di comunità, in modo da individuare le possibili azioni applicabili all’impresa per cui si trova a lavorare. Il mobility manager pubblico, invece, è chiamato a migliorare le dinamiche dei trasporti sul territorio, disegnando un piano dei trasporti che contemperi due necessità: quella politica, di corretta gestione degli spostamenti in città, e quella dei cittadini, che necessitano di opportune spiegazioni e di un’attività di tutoraggio nei cambiamenti delle abitudini. In entrambi i casi, il manager della mobility è l’anima verde dei trasporti, colui che propone un piano di incentivi per chi utilizza automobili a basso impatto ambientale o in alternativa si serve dei mezzi pubblici o del car-sharing.

Organizzare lo smaltimento dei rifiuti puntando al riciclo in fonti energetiche è una necessità sempre più avvertita. In questo caso non entra in gioco solo lo spirito ambientalista, ma anche la necessità di beneficiare degli incentivi pubblici in materia. Questo spiega la comparsa negli organici aziendali del manager dei rifiuti, un tecnico che deve abbinare competenze in materia di ingegneria ambientale e conoscenze della normativa di settore. Oltre ad abilità di organizzazione, infatti, il manager dei rifiuti solitamente guida un gruppo di lavoro composto da tecnici, impiegati e operai e il suo compito principale è garantire un risultato ottimale nei tempi e nei contesti. Dunque uno stratega che deve essere capace di progettare a tavolino gli interventi da attuare, puntando al massimo risultato nel riciclo dei rifiuti, affinché vengano convertiti in energia da riutilizzare nella vita quotidiana. La maggior parte dei waste manager è laureato in Ingegneria ambientale, ma non mancano i Chimici e i dottori in Economia.
Meno diffuse, ma dalle grandi prospettive sono le figure professionali legate al mondo delle energie rinnovabili. La figura più importante è il manager del governo del territorio, che si occupa di pianificare il territorio e le infrastrutture, collaborando con i responsabili della promozione e dello sviluppo economico.

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