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La remunerazione delle competenze

12 mag 2009 Nessun commento
remunerazione

Gli impiegati guadagnano in media 25 mila euro lordi all’anno. Al Sud stipendi più bassi. Il dato emerge dal decimo rapporto sulle retribuzioni realizzato da Od&M Consulting e Il Sole24Ore su un campione di 860mila. Nel 2008, gli impiegati e i quadri hanno visto crescere la busta paga dell’1,3%, i dirigenti del 2,1%.

Inflazione e parte “variabile” dello stipendio
In base al rapporto, le retribuzioni medie lorde annue sono risultate 21.626 euro per gli operai, 25.679 euro per gli impiegati, 51.018 euro per i quadri e 103.424 euro per i dirigenti. Nel 2008 il costo della vita è cresciuto del 3,3%, per cui tutte le categorie hanno ottenuto incrementi retributivi inferiori a quelli dei prezzi. Il divario è ancora più ampio se si prende in considerazione l’inflazione dei beni ad alta frequenza di consumo come i generi alimentari, l’affitto, i carburanti, i giornali e i trasporti pubblici urbani, cresciuta del 4,9% nel 2008.
Tuttavia, negli anni precedenti era andata meglio. Tanto che, se si considera il quinquennio 2004-2008, l’inflazione ammonta al 9,6%, mentre la crescita retributiva oscilla dall’11,0% dei dirigenti al 15,7% degli operai, rimanendo quindi al di sopra della soglia che determina il potere d’acquisto.

Il rallentamento economico dell’ultimo biennio ha inciso soprattutto sulla parte variabile degli stipendi. Per i dirigenti l’incremento della parte fissa è stato del 2,4%, mentre la quota variabile è scesa dall’11,6% all’11,2%; per i quadri la parte fissa è cresciuta dell’1,5% e la variabile è calata dell’1,1%; più spiccata, invece, la diminuzione del variabile per gli impiegati, che vedono calare questa parte della busta paga del 12,2% a dispetto di una parte fissa cresciuta dell’1,7% su base annua.
“La crescita delle retribuzioni in Italia rispecchia l’andamento generale dell’economia”, spiega Mario Vavassori, amministratore delegato di OD&M. “Nell’ultimo anno si è verificato un rallentamento e la pressione dell’inflazione si è fatta sentire pesantemente. È naturale che in questo contesto i premi di risultato calino, ma la remunerazione delle competenze mantiene la sua centralità anche in un momento di difficoltà economica”.

Differenze retributive tra Nord e Sud
Il rapporto si sofferma anche sull’analisi territoriale, in base alla quale il Nord presenta valori medi più alti di retribuzione in tutte le categorie, in particolare ciò risulta evidente per gli impiegati, che possono vantare un +4,7% rispetto al dato nazionale.
Al Sud dirigenti, impiegati e operai percepiscono retribuzioni più basse del 9-10% rispetto ai valori medi italiani. Il Nord Est si caratterizza per valori medi superiori al Centro in tutte le categorie, con uno scarto minimo per quadri e impiegati.

Gap retributivo tra uomini e donne
Infine, l’indagine mette anche a confronto le buste paga di uomini e donne, sottolineando che crescono in maniera simile, con un leggero vantaggio, però, a favore delle donne. Soltanto tra i dirigenti il trend sembra essere differente, con una crescita delle retribuzioni degli uomini maggiore (+2,3%) rispetto a quella delle donne (+0,3%). Resta comunque intatto il gap retributivo fra uomini e donne, in tutte le categorie, soprattutto per quelle a più basso reddito, dove per gli impiegati la differenza è dell’11,9% e per gli operai dell’11,1%.
Interessante a questo proposito è osservare come tra il settore economico più egualitario e quello con la più netta disparità salariale corrano circa 20 punti percentuali.

Emblematico il caso delle costruzioni dove – secondo un’indagine dell’Isfol in corso di pubblicazione – le donne rappresentano solo il 7,6% degli occupati e il differenziale si ferma al 5,5%: salario orario medio di 7,3 euro per gli uomini e di 6,9 euro per le donne. All’estremo opposto della graduatoria, con una differenza del 25,9%, si piazzano, invece, le attività immobiliari, di noleggio, di informatica e di ricerca. Divari molti ampi restano evidenti anche in un’altro settore a forte presenza femminile quale l’istruzione, sanità e assistenza sociale (20,7%, con salari che vanno da 12,4 a 9,8 euro). Discorso simile si può fare per le attività finanziarie (20,5%, retribuzioni orarie da 10,9 a 8,7 euro) e le industrie della trasformazione (18,3%, da 7,8 a 6,4 euro).

A metà del guado ci sono il commercio (percentuale femminile di occupati al 43% e differenziale salariale al 10,5%, da 7,2 a 6,4 euro) e i trasporti e comunicazioni (le donne sono il 17,5% degli occupati e il divario si ferma all’ 8,9% con una forbice compresa tra 8,7 e 8 euro). In questo quadro sfavorevole per le donne spicca però un segno positivo: nell’industria dell’energia il salario medio orario delle donne è pari a 9,5 euro, il 5,8% in più rispetto alla retribuzione degli uomini.


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