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Lingue e master per conquistare una azienda

12 nov 2007 Nessun commento
Lingue e master per conquistare una azienda

La conoscenza avanzata di una lingua straniera, una seppur breve esperienza lavorativa durante il corso di laurea e un diploma di master. Sono i tre valori aggiunti che servono al neolaureato per fare colpo sul selezionatore. A dirlo sono gli stessi direttori del personale, coinvolti nell’Ottava indagine sui neolaureati di Gidp/HRDA (Gruppo Intersettoriale Direttori del Personale), network di 1950 direttori risorse umane di imprese medie e grandi. I quali mettono in cima alle preferenze i laureati in Economia, davanti a quelli in Ingegneria gestionale e a Ingegneria meccanica.
Smentendo i luoghi comuni che vogliono le università poco attrezzate nella ricerca di lavoro, i direttori del personale indicano proprio negli atenei il principale serbatoio per reperire candidati a un posto di lavoro (si è espresso così il 33,1% degli intervistati). Internet è il media emergente per le aziende a caccia di candidati promettenti. Un intervistato su cinque chiede agli gli atenei di creare siti ad hoc per la ricerca/offerta di lavoro, liberamente consultabili dai direttori del personale.

L’incidenza di Internet è cresciuta notevolmente rispetto alle indagini degli anni scorsi”, spiega Paolo Citterio, presidente di Gidp/Hrda. “I selezionatori cominciano ad apprezzare la rapidità con cui questo strumento riesce a raggiungere un target giovanile. Conseguenza di ciò è la disponibilità a investire nel canale anche somme importanti”. Un altro consistente 13,9% di selezionatori utilizza il proprio sito aziendale per mettere le inserzioni ed entrare in contatto con potenziali candidati. Al terzo posto si piazzano, in coabitazione, i portali specializzati in recruiting e l’attività delle agenzie per il lavoro (10,8%), mentre a poca distanza ci sono le società di consulenza e selezione (9,3%). Meno utilizzate le inserzioni stampa (vi fa ricorso il 6,2% dei selezionatori) e le segnalazioni di amici e conoscenti (5,1%).

Non sorprendono i dati relativi alle lauree più richieste dal mercato. Alla domanda: “Quali sono i quattro tipi di laurea che ricercate”, il 21% ha risposto Economia e Commercio. Nettamente più indietro ci sono Ingegneria Gestionale (11,9%) e Ingegneria Meccanica (7,3%). Seguono Ingegneria ed Economia senza differenze di specializzazione (rispettivamente con il 5,9% e il 5,5%), Giurisprudenza (4,1%), Chimica (3,6%), Informatica (3,2%), Fisica (2,3%), Lingue (2,3%) e Scienze Politiche (1,8%). La tipologia di laurea prediletta è la specialistica (quinquennale), mentre il fatto che il candidato si sia laureato nei tempi previsti è ritenuto importante da otto intervistati su dieci. Meno rilevante, invece, risulta il voto di laurea.
A parità di laurea, l’elemento in più per conquistare il posto di lavoro è la conoscenza avanzata di una lingua straniera (35,19%) o l’aver già fatto esperienza nel mondo del lavoro durante gli studi (20,1), mentre il master conta per il 19,50% degli intervistati. Quello che i selezionatori vorrebbero – ma faticano a trovare – nei neolaureati è soprattutto una maggiore preparazione tecnico/pratica, oltre che l’attitudine a lavorare in team (27,5%) e la flessibilità (21,3%) nell’adattarsi alle diverse esigenze che il mondo del lavoro richiede.

Una volta entrato in azienda, di solito il neolaureato è seguito dal capo diretto, mentre più rari sono i casi di affiancamento da parte di un tutor o di un collega esperto. Mediamente ci vogliono sei mesi per carburare e iniziare a svolgere le mansioni per le quali si è stati assunti. Durante questo periodo sperimentale, le aziende effettuano momenti di verifica dei progressi svolti.
Quanto ai compensi, non c’è da illudersi: i neolaureati devono accontentarsi di un compenso annuo lordo di poco superiore ai 23mila euro, se sono inquadrati nel contratto dei metalmeccanici, somma che sale di un migliaio di euro nel caso di attività nel credito o nell’industria. In realtà, però, queste somme riguardano chi ottiene un contratto di assunzione. Nella maggior parte dei casi, invece, l’ingresso nel mondo del lavoro avviene ormai tramite stage. “Lo stage è vissuto da molte aziende come una necessità per conoscere il candidato”, spiega Citterio, “considerato che il periodo di prova previsto dai contratti nazionali dell’industria e del commercio è veramente esiguo: non si può valutare una risorsa importante come il laureato in un solo mese di prova o poco più. Ecco quindi che si utilizza lo stage, che peraltro è meno costoso”.

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