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Le porte delle aziende si aprono agli ingegneri

03 mar 2009 Nessun commento
ingegneri

Anche in un momento di crisi economica come quello attuale non si ferma la caccia delle aziende agli ingegneri. Perché il mercato corre sempre più veloce sulla strada dell’innovazione e la recessione non fermerà questo processo. Ma anche perché si stanno formando nuovi filoni di sviluppo dell’economia, ad esempio sul fronte dei trasporti e dell’energia, che richiedono il ricorso alle competenze tecniche e alla visione strategica tipiche degli ingegneri.

Subito al lavoro
Chi oggi si laurea in ingegneria, quasi mai deve seguire una lunga trafila per giungere al sospirato contratto di lavoro. Secondo l’ultima indagine di Almalaurea, a un anno dalla laurea lavora il 76% degli ingegneri contro il 54% dei laureati italiani. A tre anni, gli occupati sono il 91% (contro il 73% del totale) e a cinque anni il 96% (contro l’86% del totale). Il lavoro per i laureati in ingegneria è abbastanza stabile già a un anno dal conseguimento del titolo accademico: riguarda il 49% delle persone coinvolte nell’indagine contro il 37% dei contratti atipici. Percentuali invertite si registrano sul totale dei laureati. La stabilità aumenta al 52 e 53% per i neolaureati in ingegneria meccanica e civile.


Alla luce di questi dati, non sorprende che gli ingegneri siano tra i profili più ricercati in questa fase di mercato. Una ricerca condotta da Unioncamere e Ministero del Lavoro indica che, alle spalle degli economisti, figurano nell’ordine di richieste gli ingegneri elettronici e dell’informazione e gli ingegneri industriali.
In azienda l’ingegnere svolge generalmente funzioni tecniche o gestionali: le prime sono legate allo specifico percorso di studi seguito, dall’informatica all’elettronica, dalla meccanica al ramo civilistico. Le seconde si riferiscono invece alle attività legate al management di progetto e al  dei processi produttivi. Un filone che richiede un approccio ingegneristico ai problemi (formazione di base di natura metodologico-quantitativa), ma anche capacità di contaminazione con altri settori, come le nuove tecnologie e l’economia (strategie e impatto sui conti delle scelte effettuate).


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