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Gli stili comportamentali di intervistatore e intervistato

11 ott 2007 Nessun commento
Gli stili comportamentali di intervistatore e intervistato

La modalità di conduzione dell’intervista può variare considerevolmente a seconda di come è distribuito il potere tra le due parti che interagiscono. E’ possibile schematizzare in tre situazioni esemplificative i modi tipici di conduzione di un colloquio: amichevole, professionale e stress interview.
Lo stile di conduzione amichevole ed informale si attua solitamente quando il potere è ugualmente distribuito tra intervistatore e intervistato. Difficilmente nelle organizzazioni il potere è egualmente diviso poiché si rischierebbe di perdere il controllo dell’intervista e di non riuscire a raggiungere una valutazione globale del candidato.
Lo stile di conduzione professionale è quello più comune in cui si alternano domande e risposte di entrambi gli attori coinvolti nell’interazione in un clima positivo di mutuo scambio di informazioni per la verifica della reciproca “idoneità”.
Questo stile di conduzione è quello che assicura i migliori risultati diagnostici per l’intervistatore, la quantità maggiore di informazioni per il candidato e la trasmissione della migliore immagine aziendale.
Lo stile di conduzione stressante prevede una serie di domande poste in modo diretto ed intrusivo, per le quali ci si aspetta una risposta precisa. E’ un tipo di intervista completamente guidata e strutturata dall’intervistatore.
Questo tipo di intervista tuttavia trasmette un’immagine di tipo negativo dell’azienda e desta dubbi anche dal punto di vista etico per cui spesso risulta poco utile.
In generale lo stile di conduzione migliore è di tipo consultivo/collaborativo e partecipativo, tenuto in modo professionale ma essendo sempre cortesi e distesi.
Qualunque sia lo stile di conduzione del colloquio, per il candidato diventa importante fare un’analisi preliminare di se stesso, del proprio stile comportamentale e dell’immagine che vuole dare durante l’intervista.
Al buon selettore non sfuggirà il modo di porsi di ciascun candidato. Infatti, per la corretta conduzione di un colloquio l’intervistatore terrà presente le diverse strategie e sistemi di controllo adottate spesso in maniera automatica dai candidati. Queste “misure di sicurezza” rappresentano dei sistemi per proteggersi da una minaccia esterna, reale o fantastica, coscientemente avvertita o meno, derivate da situazioni di difficoltà e possibile frustrazione.Le principali e più ricorrenti misure di sicurezza sono tre: l’evasione, la seduzione e l’aggressione.
Fare un analisi per cercare di riconoscersi in uno dei tre stili comportamentali potrà essere utile ad avere una migliore conoscenza di se stessi e dei propri punti di forza o debolezza.

L’evasione – Questa misura di sicurezza trae origine dal bisogno di difendersi dall’autorità, senza però urtarla o contrariarla. I candidati evasivi trasmettono informazioni all’intervistato in modo neutro, distaccato, asettico, eludendo più o meno completamente i contenuti che più interessano ai fini della valutazione. l rischio è quello di non dare un’immagine chiara di se stessi.

La seduzione – I candidati “seduttivi” tendono a conquistarsi l’approvazione dell’intervistatore, controllando razionalmente il proprio comportamento in modo tale da creare un’immagine di sé esageratamente favorevole e di trasformare l’intervistatore in proprio alleato. uest’atteggiamento potrebbe sembrare un po’ manipolatorio e si corre il rischio di apparire poco trasparenti e chiari.
L’aggressione – Il candidato aggressivo si ribella all’autorità percepita nel ruolo dell’intervistatore. Può verificarsi un attacco aperto, schernitore nei confronti dell’intervistatore e delle modalità adottate nell’intervista, senza preoccupazioni sulle eventuali reazioni negative.
In questo caso l’atteggiamento aggressivo porrà cattiva luce sul candidato facendolo apparire poco disponibile al dialogo e poco collaborativo.

Nella dinamica dell’intervista, questi stili comportamentali si manifestano anche attraverso segnali non verbali ed in particolare attraverso:
• il comportamento spaziale (vicinanza fisica, orientazione, postura)
• il comportamento motorio (gesti delle mani, cenni del capo)
• le espressioni del volto (bocca, sopracciglia, muscoli facciali)
• aspetto esteriore (conformazione fisica, abbigliamento, trucco e acconciatura dei capelli)
• aspetti paraverbali (tono della voce, ritmo, continuità dell’eloquio)
Tutti questi segnali avranno la funzione di:
– trasmettere atteggiamenti interpersonali e più in generale di tutte quelle informazioni che riguardano questioni di relazione, cioè di amore, odio,simpatia, ostilità, dominanza, sottomissione, dipendenza.
– esprimere emozioni, sentimenti e atteggiamenti per lo più inconsapevoli che ciascuno ha di sé e della propria immagine corporale.
Anche il comportamento dell’intervistatore può influenzare l’atteggiamento dei candidati. Segnali non verbali di approvazione e disapprovazione, incidono positivamente o negativamente sul comportamento dell’intervistato che li interpreta come indicazioni sulle sue possibilità di successo.
Il comportamento dell’intervistatore può essere considerato come tipico dell’organizzazione di appartenenza, e di conseguenza se l’intervistato apprezza i modi ed il comportamento dell’intervistatore può anche considerare l’organizzazione come un posto desiderabile in cui lavorare.


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