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Conoscenza diretta canale principe per trovare lavoro

08 ott 2007 Nessun commento
Conoscenza diretta canale principe per trovare lavoro

Per conquistare un contratto di lavoro occorre farsi conoscere, magari attraverso un’esperienza di collaborazione “atipica” con l’azienda. L’ultima indagine realizzata dal Sistema informativo Excelsior di Unioncamere certifica una verità conosciuta nei fatti: lo stage e altre forme di collaborazione come il co.co.pro. o il tirocinio sono diventati ormai il canale privilegiato per ambire a un contratto di lavoro subordinato.

Le assunzioni effettuate lo scorso anno, infatti, sono avvenute per il 43,1% delle imprese attraverso la conoscenza diretta del candidato, un dato superiore al 39% registrato nel 2005. Nella maggior parte dei casi, questa conoscenza era avvenuta attraverso precedenti rapporti lavorativi, dallo stage al tirocinio, alla collaborazione a progetto. Un dato, questo, che si presta a una duplice lettura: da un lato, infatti, la conoscenza diretta è un fattore che riduce il rischio di delusioni post-contratto da ambo le parti, dall’altro è pur vero che i mercati del lavoro più maturi sono quelli in cui più diffuso è il ricorso ai canali di reclutamento formali.

Il rapporto diretto con il potenziale assunto è considerato prioritario dalle aziende di piccole dimensioni, che nutrono grande fiducia anche nel passaparola, vale a dire la segnalazione di fornitori o di altre persone di fiducia: questa modalità raccoglie in media il 45,7% delle indicazioni. Meno utilizzati sono, invece, i canali formali, a cominciare dai centri per l’impiego, segnalati dall’11,7% delle imprese (+1,5% rispetto al 2005). Perde quota il ruolo delle società di selezione delle associazioni di categoria, coinvolte nel processo di selezione solo dal 5,9% delle aziende (nel 2005 il dato si era attestato a quota 6,5%).

Pressoché stabile è il ricorso alle inserzioni sui quotidiani e alla stampa specializzata (15,7%), mentre cresce il coinvolgimento delle società di somministrazione (8,1% contro il 7,1% del 2005). Anche se fa segnare valori assoluti modesti, Internet è il canale che fa registrare la crescita più sostenuta, passando dallo 0,2% al 2,4%.
I canali formali di ricerca dei candidati registrano maggiori consensi presso le medie e grandi imprese. Così le società specializzate in somministrazione vengono consultate da almeno un quarto delle imprese con oltre 250 dipendenti.

Simili le quote relative alle società di selezione e alle associazioni di categoria, viste come principale alternativa alla valutazione di informazioni ricavate da banche dati interne aziendali, che raccolgono e catalogano i curriculum vitae dei candidati. Il ricorso ai centri provinciali per l’impiego, infine, è elevato per le imprese maggiori (è segnalato dal 14,1% delle aziende con 250-499 dipendenti e dal 15,6% di quelle con oltre 500 dipendenti). Il ricorso a inserzioni su riviste e quotidiani e a internet appare più frequente – anche se meno intenso del passato – da parte delle grandi imprese.

A livello geografico, sono le aziende del Mezzogiorno a ricorrere con maggior frequenza ai canali informali. La conoscenza diretta rappresenta, infatti, lo strumento di ricerca dei candidati per il 52,3% delle imprese situate nell’area. Sopra la media si piazza anche il Centro (46,5%), mentre la conoscenza del candidato conta relativamente meno per le aziende del Nord-Ovest (si è espresso in tal senso solo il 37,4% del campione) e per quelle del Nord-Est (36,2%). Il trend è confermato anche quando si considerano le segnalazioni provenienti da persone di fiducia: ricorrono a questo canale informale il 53,1% delle aziende meridionali, il 49,1% di quelle del Centro, il 40,9% del Nord-Ovest e il 40,3% del Nord-Est.

A livello settoriale, infine, l’industria primeggia sui servizi per il ricorso ai canali informali. Il 46,2% di imprese industriali, infatti, ricorre alla conoscenza diretta e il 51,3% alle segnalazioni, contro il 40,7% e il 41,7% dei servizi. Il canale online, al contrario, è utilizzato dal 3,1% di aziende dei servizi, contro l’1,4% dell’industria.

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