Il potere del benefit si manifesta anche in occasione di trasferte lavorative. È vero che il più delle volte il premio monetario è quasi nullo rispetto alla normale giornata lavorativa in azienda, ma d’altro canto si ha la possibilità di soggiornare nei più lussuosi alberghi e cenare nei migliori ristoranti, avendo soprattutto la possibilità di conoscere personalità nuove che potranno rivelarsi strategiche nello sviluppo dalla propria carriera.
Non più benefit come aumenti monetari della parte fissa della retribuzione, bensì benefit come completamento della sfera personale dell’individuo/dipendente, nella misura in cui si è convinti che le due sfere del lavoro e della vita privata siano perfettamente dipendenti una dall’altra e che solo l’individuo coinvolto in un esperienza accettata, condivisa e totalizzante può dare il meglio di sé.
Il trasferimento del personale dipendente differisce dalla trasferta per il fatto di avere caratteristiche di stabilità, a differenza della provvisorietà tipica della trasferta. Non sempre si prevede un premio o un benefit. Questo dipende dai motivi del trasferimento: incompatibilità ambientale, motivi tecnici, motivi organizzativi. Nel primo caso non è previsto alcun benefit o aumento di stipendio, mentre negli altri casi dipende dal dipendente in questione.
Nel caso di manager e top manager, l’azienda si preoccupa dell’alloggio, della scuola per i figli e di tutto quanto può tornare utile alla famiglia del lavoratore. Nel caso del personale impiegatizio si prevede spesso una somma di denaro per accompagnare il cambio di sede. Un punto determinante in materia di trasferimenti è la condizione del dipendente.
Ad essere trasferiti per primi sono quasi sempre i più giovani che, in molti casi, non hanno ancora una famiglia a carico. Dunque, quello che per i più anziani risulterebbe naturalmente un problema per i più giovani può rappresentare un’opportunità, ossia la possibilità di avere una visione globale del proprio lavoro.










































