La ricerca Stella è stata condotta intervistando i laureati 2006 di 14 atenei italiani, la cui popolazione è costituita da 39.276 laureati in corsi di studio del nuovo ordinamento, pari a un quinto dei laureati italiani.
Il responso per i laureati triennali è che appena il 44% di loro ha trovato un lavoro nei dodici mesi successivi, l’11,3% risulta ancora in cerca di lavoro e un altro 42,2% ha deciso di proseguire gli studi (vedi tabella pg. 11).
La situazione presenta grandi differenze in base alla classe di studio: nel campo medico, l’87,7% dei triennalisti trova lavoro entro un anno, un dato che si spiega soprattutto con la carenza di infermieri rispetto alla domanda di mercato.
Valori elevati si registrano anche nell’area dell’Educazione Fisica (70,2% di occupati e 5,3% di chi cerca), mentre in coda si trovano i laureati triennalisti dell’area Ingegneria (solo il 20,3% è già al lavoro) e di Architettura (26,5).
Ampio anche il gap tra il Nord (60% di occupati a un anno dal conseguimento del titolo), contro il 35% del Mezzogiorno.
A livello di genere, i laureati maschi confermano una maggiore propensione a proseguire gli studi invece di proporsi sul mercato del lavoro subito dopo la laurea triennale: 47,1% contro il 39% delle femmine.
Anche l’età rimane una discriminante significativa rispetto alle scelte post-laurea: fra i più giovani (meno di 23 anni) solo il 40,1% si propone sul mercato del lavoro, mentre tra i meno giovani (più di 30 anni) tale percentuale supera il 90%.
Un’altra discriminante importante ai fini del proseguimento degli studi è il voto di laurea: a fronte di un 70,8% di laureati con voti compresi fra 66 e 90 che si propongono sul mercato del lavoro, solo il 47,9% di quelli con voti compresi fra 106 e 110 e lode fa tale scelta.
I salari confermano quanto emerso nell’indagine dello scorso anno: più di metà dei laureati guadagna fra 1.000 e 1.500 euro netti al mese, ma quasi un terzo ha salari netti mensili inferiori a 1.000 euro.
Esiste tuttavia una netta discriminazione fra il salario medio maschile e quello femminile: 1.225 contro 1.105 euro.
Il canale di gran lunga più usato per la ricerca di lavoro rimane l’iniziativa personale (più del 53%) seguito dai contatti diretti (24% circa).













































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