Gli analisti parlano di “paradosso dei selezionatori” per spiegare un trend che i diretti interessati solitamente respingono, ma che è sempre più diffuso in Italia come nel resto delle società di selezione del personale.
Perché se il loro mestiere principale è trovare candidati per le aziende clienti, è pur vero che queste strutture hanno organici molto ampi sul territorio e sono spesso a caccia di nuovi professionisti, che in qualche caso non è facile reperire sul mercato.
I laureati umanisti abbondano nel nostro paese, e secondo diverse statistiche l’offerta di lavoro per questi profili è di gran lunga inferiore alla domanda che arriva dai candidati, e ormai aver conseguito una laurea non basta più.
Sono necessarie anche una grande tenacia, flessibilità in termini di orari e mansioni e un forte spirito commerciale.
Chi fa le selezioni deve saper gestire i rapporti sia con i clienti che con i lavoratori, deve essere capace di fidelizzare i clienti già acquisiti e cercarne continuamente di nuovi per far fronte a una concorrenza sempre più agguerrita.
Anche perché il settore è vittima di un elevato turn-over, dovuto appunto alla complessità del lavoro richiesto e a livelli retributivi che, almeno all’ inizio, non sono tra i più alti.
In media un giovane all’avvio di carriera guadagna intorno ai 30mila euro lordi.
La forbice si allarga, invece, da 60 a 120 mila, nel caso dei dirigenti.











































