Quali sono le caratteristiche per far carriera nelle professioni creative? Quali sono i canali di ingresso nel mercato del lavoro?
Di questi temi abbiamo parlato con Renato Fontana, direttore di Bas (Brand Academy Studios Roma), scuola di formazione in marketing e comunicazione con sede a Roma.
D: Tra i giovani laureandi o neolaureati c’è un forte interesse per le professioni creative. Quali sono le competenze per operare nel settore?
R: Concordo con quello che dice. Da sempre questo settore affascina molti giovani, anche se molti hanno una conoscenza vaga delle competenze e dei ruoli.
Così come dei pre-requisiti indispensabili per poter iniziare questi percorsi. Per esempio, un junior copywriter non può prescindere dalla conoscenza e da una certa dimestichezza con la scrittura Web e con l’ambiente business.
Mentre molti credono che questo lavoro sia fatto solo di accattivanti headline per annunci stampa o spot in concorso al festival di Cannes.
D: Quali sono le figure più gettonate nel mercato?
R: Dal punto di vista strategico la figura sicuramente più diffusa è l’event manager. Anche in questo caso vale il principio di una forte e generica attrattiva verso il mondo dei grandi festival, delle kermesse outdoor dei grandi brand internazionali.
Per questi motivi, il compito primario per chi, come noi, si occupa di formazione è inquadrare le competenze organizzative all’interno di una seria struttura di marketing.
È interessante, inoltre, l’evoluzione del web manager, che deve essere in grado di riunire competenze tradizionali dell’accounting e strumenti innovativi della rete. Con l’enorme impatto dei social network, una figura di questo tipo può essere risolutiva e preziosa.
D: Quali sono le qualità di un buon professionista del settore creatività?
R: Innanzitutto è necessario saper attivare una relazione positiva, aperta e poco conflittuale, soprattutto in relazione alla velocità di pensiero ed esecuzione che viene richiesta.
Dal punto di vista formativo, è utile una capacità di lettura trasversale e interdisciplinare della contemporaneità. Oltre a una certa dimestichezza con le fasi della produzione, sia stampa che audio/video, per poter fornire risposte concrete e sensate su tempi e modalità realizzative.
D: Come va il mercato del lavoro alla luce di un contesto non proprio brillante dell’economia?
R: Non si tratta di un percorso facile, indubbiamente. La difficoltà principale sta nell’iniziare a lavorare nel settore più che nella prosecuzione e maturità.
In Italia i professionisti del settore sono circa 20mila, ma altrettanti sono coloro che, in possesso di laurea e spesso anche di un master aspirano al primo impiego.
D: A questo punto molti si chiederanno: come si diventa buoni creativi?
R: Oltre alle caratteristiche a cui ho già accennato, è una professione che si impara sul campo. Di solito si inizia con uno stage, durante il quale il candidato deve dimostrare di sapersi integrare nei reparti creativi, di contatto o nelle divisioni aziendali. In caso positivo, si prosegue poi con contratti più stabili.











































